Una pizza e un grande desiderio

Sono uscita con le mie ex colleghe di lavoro l’altra sera, una pizza tra di noi che siamo passate, ma non ancora del tutto sopravvissute, dalle forche caudine di un licenziamento del tutto immeritato. Che strano, ce lo siamo anche dette: mentre eravamo al lavoro non c’era sempre un clima di piena distensione tra di noi, certo andavamo d’accordo, ci si aiutava, si rideva anche ma spesso eravamo armate di coltello tra i denti l’una contro l’altra, roba normale quando si lavora insieme abbiamo concluso, se poi il risultato è una serata molto divertente, tra risate e prese in giro bonarie non c’è niente di male, anzi. Ma qualche rimpianto è venuto fuori soprattutto quello di avere dato un po’ troppo ad un’azienda che invece non ci ha messo molto a dare un calcio nel sedere a tutte. Mi chiedo se faccia bene parlare troppo di quello che è successo, forse tutto questo astio finirà davvero quando la pagina sarà voltata del tutto, quando arriverà un nuovo lavoro, tutti i soldi – tanti – che avanziamo, e quando quel bisogno di rivalsa che sentiamo troverà uno sfogo decisivo. Un bel calcio nel sedere ai quei quattro babbei sarebbe molto utile, ma a me non basterebbe un calcio in senso figurato. Devo solo trovare il modo di fare molto male rimanendo seduta su una sedia a rotelle. Tanto prima o poi tutto quello che voglio fare lo faccio, anche se mi costa fatica.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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