Sono resistente alle serie tv. Nel senso che non ne sono dipendente, poche puntate e poi mi stufo, anche se mi sono piaciute molto finisce che presto o tardi le mollo. Qualcuno che mi conosce starà ridendo a crepapelle visto che ho visto almeno venti volte Una mamma per amica e un buon numero di repliche di Downton Abbey, ma restano casi isolati, credo dipenda dal fatto che concentrano tutto quello che mi piace di più e che non riesco a trovare in altre serie. Una mia cara amica con la quale condivido il grande amore per i libri dice che le serie tv sono la nuova letteratura, le credo ma inorridisco alla stesso tempo, mi piace troppo leggere per pensare di sostituire la mia passione con un’altra che per giunta non mi dà molte soddisfazioni. Solo che mi dà altrettanto fastidio non avere un’opinione su un tema di questo tipo: limita molto le conversazioni, soprattutto con persone con cui mi va di parlare. Allora ho guardato La casa di carta, la serie di cui si è parlato di più in questo ultimo periodo. E l’ho mollata, a ragion veduta, ho tenuto duro per una decina di puntate e poi, soffocata dalla noia ho spento tutto e ho preso un libro mano.