L’altra mattina ho fatto un giro per negozi con un’amica. Un giro per negozi non è un giro di shopping, si tratta di una semplice presa di visione di cosa potrebbe piacere e che molto spesso è preludio di un acquisto. Per me è stato un nuovo debutto, per anni entrare in un negozio era sinonimo di acquisto certo e pure compulsivo: era tale la fatica di scegliere e provare da far perdere allo shopping ogni sapore di piacere trasformandolo in desiderio di portarsi via fin troppo per non dover ripetere l’esperienza fino alla stagione successiva. Ora sulla mia nuova due ruote c’è tempo e modo per fare quello che non facevo da anni, come girare con comodità tra gli scaffali, chiedere, toccare con mano e poi uscire pensando a quella cosa che mi ha colpito e che potrei tornare a comprare così come no. Ora il problema è diventato un altro semmai: seduta sulla mia due ruote ho guadagnato in agilità negli spostamenti certo, ma ho perso in presentabilità, ovvero potrei uscire anche in pigiama o eternamente in tuta da ginnastica, sai la differenza, nessuno lo noterebbe. Quindi che li compro fare certi abitini così bon ton, o quelle gonnelline deliziose per forma e colore, o quei pantaloni sfiziosi e alla moda che mi piacciono tanto? Potrei lasciarmi sedurre da camicie e magliette, ma senza osare troppo, sarei fuori posto. Mi dicono che devo vestirmi con quello che piace a me senza pensare se gli altri lo vedranno o meno, dicono che se lo so io basta. Già, loro dicono. Imparerò a fare anche questa alla fine, nell’attesa farò altri giri per negozi guardando quello che mi piace e che non comprerò compiacendomi di quanto sto risparmiando.