Bentornate fragole infinite

Era da un po’ che non sentivo le canzoni di Alberto Fortis. L’ho ascoltato fino allo sfinimento in passato, credo di aver consumato i suoi dischi e mentre lo dico rivelo molto della mia età: i 33 giri non esistono più da decenni e insieme alla loro scomparsa la qualità del suono è migliorata, per non parlare della facilità con cui si può sentire musica e in qualunque posto ci si trovi per giunta, ma questo è un altro discorso. Anche perché continuando finirei per farmi travolgere dalla nostalgia di interi pomeriggi passati a maneggiare con estrema cura delicatissimi lp che sembravano nati per essere graffiati da mani straccione come le mie. Tra i miei dischi preferiti ci sono stati a lungo quelli di Alberto Fortis, quella sua vena di tristezza che ferisce, quei testi irrisolti che sanno volare ben oltre la parola, certe immagini che si creano davanti come “piroette di sabbia e le guglie del Duomo” mi hanno fatta crescere. Insomma, la musica di Alberto Fortis è certamente parte di me con le sue “fragole infinite di cent’anni fa”, con il suo settembre a cui chiedere “quanti amori porterai”, con la voglia di sentirsi meno soli perché “con te posso cadere e piangere per ore”. Ecco, Fortis l’ho ascoltato tantissimo, come un riflesso perfetto per i miei sentimenti. Poi basta. Una sua canzone, che pur amavo tantissimo, di botto diventa una coltellata in mezzo al cuore, dolorosa e sanguinante. Come un pezzo di domino che cadendo sopra le altre tessere le rovescia a terra, La sedia di lillà diventa impossibile da sopportare e poco alla volta rende inascoltabile l’intero repertorio di uno dei cantautori che più amo. Perché la sedia di lillà del titolo rappresenta il grande spettro dei miei ultimi anni, “di chi sa che è prenotato sulla sedia di lillà”. Ora che il tempo è arrivato, che la mia sclerosi multipla, la mia ospite inattesa, mi ha portata qui, ora che ho scoperto che la sedia di lillà non è un piacere ma può essere vissuta anche con positività per gli innegabili vantaggi che assicura, posso riprendere con grande gioia ad ascoltare Alberto Fortis. Peccato per i 33 giri.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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