E se la matematica fosse diventata il mio mestiere?

Quando ero in terza media, nel periodo in cui dovevo scegliere che scuola fare alle superiori, i miei genitori mi diedero totale libertà, la piena autonomia di muovervi secondo le mie preferenze. Mio fratello mi prese all’angolo e con fare meno conciliante mi disse che potevo scegliere la scuola che mi piaceva di più tra liceo classico e liceo scientifico. Io che avevo già deciso mi iscrissi al classico, mi piaceva l’italiano e la letteratura e in matematica non ero proprio una scheggia. Quando ti iscrivi al classico, però, nessuno ti dice che in effetti la matematica è poca, che la letteratura italiana c’è, ma che per uscirne vivi, soprattutto dai primi due anni che ai miei tempi si chiamavano ginnasio, ci sono tante lacrime da versare sopra latino e greco. Ma c’è un’altra cosa che non viene detta: quando affronti un testo di Tacito lungo venti righe e trovi il verbo della principale anche quando il soggetto è sottinteso, quando giri attorno a una perifrastica passiva di Cicerone e ne vieni fuori vincente, quando capisci il senso del genitivo assoluto di Senofonte e puoi riprendere a respirare, la tua mente ha messo in funzione un ragionamento uguale a quello di chi risolve un integrale in matematica. Solo che la maggior parte degli studenti del classico non lo sa e continua a guardare con diffidenza al libro di matematica pensando che aprirlo sia solo tempo rubato alla grammatica latina e al manuale delle versioni di greco. Anche Alessio Figalli, il vincitore del Fields 2018, l’equivalente del Premio Nobel per gli studiosi della matematica, ha fatto il classico. Dubito fosse uno studente comune, di quelli che impiegavano troppo tempo per venire a capo di una versione di Tito Livio o di Tucidide, ma è certamente la dimostrazione di come la sua mente, il suo cervello e la sua intelligenza già eccellenti abbiano trovato al classico la migliore delle palestre possibili. Spero che agli studenti di oggi venga detto che anche la matematica è alla loro portata, ai miei tempi proprio no vista la foga con cui cantavamo che non sarebbe mai diventata il nostro mestiere. Il liceo classico lo rifarei ancora, ancora e poi ancora perché tutto quello che sono è nato a partire da quei banchi in quei cinque, fantastici, anni. Se poi coi numeri è andata come è andata è solo colpa mia.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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