C’è stato un tempo in cui gli smartphone li chiamavamo cellulari. C’è stato un tempo in cui i contratti telefonici somigliavano a vere ghigliottine per le nostre finanze, erano costosi e in poco tempo si rimaneva a secco di credito, toccava correre ai ripari in fretta spendendo dell’altro denaro. C’è stato un tempo in cui Whatsapp non esisteva, c’erano gli SMS e ogni invio faceva scalare il proprio credito. Le conversazioni via SMS erano brevi quindi, uno e due battute e poi basta, il tempo per prendere un accordo, per darsi un appuntamento o per scambiarsi la buona notte tra innamorati. Ora che c’è Wapp, lo scambio di messaggi si chiama chat e può durare da sera a mattina, tutto gratis. Che bello! Quante chiacchiere in più, quante risate, quante discussioni, poi ci sono i gruppi che permettono di tenere in contatto più persone perché nessuno si senta escluso. Che meraviglia! In questi giorni ho fatto una scorsa tra le mie chat. Ho riletto molte conversazioni notando che sono quasi tutte piene di emoticon, l’altro asso vincente di Wapp, piccole faccine gialle con le quali comunicare ogni stato d’animo, amore, amicizia, risate, lacrime, rabbia e molto altro ancora. Se le parole non le trovi usa un’emoticon, insomma. Tra le più frequenti nelle mie conversazioni, sia in entrata che in uscita, ci sono baci a forma di cuore, abbracci stretti-stretti, disegnini di cuori rossi o anche colorati. Ci sono così tante persone che mi vogliono bene? Voglio bene a così tante persone? In entrambi i casi penso che la riposta sia no. E allora cos’è che ci spinge ad essere così generosi coi sentimenti quando si tratta di inviare un Wapp? Ci sto ragionando da qualche giorno perché mi dispiacerebbe essere come certe persone che inviano baci a forma di cuore in quantità ma che poi arrivati al momento in cui devono dimostrare non dico amore ma almeno solidarietà se ne lasciano sfuggire l’occasione.