Le parole ci sono usiamole

Ho scoperto la difficoltà di gestire un blog. Non è solo quella di avere o meno qualche cosa di vagamente interessante da dire, oppure di vincere la paura della schermata bianca, quella cosa che ti fa chiudere tutto in fretta per sbottare dicendo tanto non so che scrivere. No, la mia vera difficoltà è essere chiara, arrivare dove voglio senza però dire troppo, senza espormi, senza scoprirmi. E infatti se rileggo tutto quello che ho scritto fino ad ora io di me ho detto poco, anche se a me sembra di aver detto tanto, in realtà ho fatto solo un gioco di mediazione tra quello che scrivevo e quello che mi andava di dire. Per queste ragioni questo blog da ieri mi sta creando dei  problemi con due amiche, per gli ultimi due post che ho scritto. Il mio sforzo di dire senza dire, di muovermi in continuo equilibrio per non far scendere troppo le mie maschere, mi ha portata a ferire due persone. Nel primo post, quello che parla dei nuovi problemi per avere il Tfr dalla mia ex azienda, un’amica, l’unico legame autentico che mi è rimasto da un’esperienza di lavoro durata quindici anni, quella con cui è cominciata anche un’avventura legale vissuta passo passo condividendo tutte le tensioni, le paure, i pochi sprazzi di fiducia che ci hanno aperto davanti, si è sentita esclusa dalle mie parole pensando che io non volessi renderla partecipe delle mie scelte che guardano al futuro. Nel secondo, quello in cui parlo di una telefonata da parte di un vecchio, importante scampolo di vita che si è fatto vivo all’improvviso, l’amica di cui parlo ha dato al mio post un’interpretazione contraria a quelle che erano le mie intenzioni. Due su due non mi sembra male come media. Ma è chiaro che se gli altri non capiscono quello che scrivi non è colpa degli altri, sei tu che non sei in grado di spiegarti e questo mi pare evidente. La cosa grave che questi post li avevo scritti proprio per le stesse due persone che in qualche modo ho ferito: il primo per dirle guarda che tu non c’entri niente col mio giramento di scatole, siamo sulla stessa barca e meno male che c’eri tu a bordo con me, sarebbe stata dura senza, il secondo per sottolineare che la telefonata mi aveva fatto veramente piacere aprendo come ha fatto un varco mai veramente chiuso a ricordi bellissimi. Devo riflettere su questo. Punto uno, le cose vanno dette in modo chiaro e quando se ne ha l’occasione, dopo valgono di meno; punto due, in un blog l’autore scrive quello che vuole certo, ma certi magheggi, certi giri di parole per dire tutto travestendolo di niente sono solo molto furbi e di poco valore.

Published by

Avatar di Sconosciuto

Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

Lascia un commento