Venerdì ho visto in tv la grande Marcia per il clima che hanno messo in atto i ragazzi di tutto il mondo e mi sono commossa. La loro giovinezza mi ha commosso, la loro energia, la forza, la volontà di prendere in mano la vita e metterla a servizio di chi verrà dopo, trasformando un’ideale in un obiettivo. Il pacchetto completo mi ha fatto spuntare più di qualche lacrima. Sai la notizia, non sono nuova a certi numeri imbarazzanti, mica piango, sia mai, mi si gonfia il petto e lacrimo sperando che nessuno se ne accorga, se sono sola però non mi limito, mi sento scema, ma mi lascio andare. E quando ho visto tutte quelle piazze piene, da Roma a Milano, Berlino e Stoccolma, Parigi e la bella Venezia, quei ragazzi mi hanno fatto venire voglia di avere sedici anni. E allora con il pensiero ci sono ritornata, seduta sui banchi di un liceo di provincia, storico, severo e classista, dove se tentavi di proporre la partecipazione ad uno sciopero, anche per una ragione nobile, eri considerato un fannullone, inviso da preside e insegnanti, ma anche dai compagni di classe. E ho ricordato il primo giorno di quarta ginnasio, timorosa ma piena di entusiasmo per una novità che avevo tanto atteso, e quell’insegnante di inglese, colonna portante del corpo docenti, che presenta ad una classe di ragazzini le dure regole della nuova scuola e tra le altre ricorda che gli scioperi li fanno quelli che lavorano, che noi siamo seduti su quei banchi per imparare e non certo per scioperare. E così è stato, in cinque anni nessuno sciopero ma soprattutto nessun desiderio di farlo, e quando i coetanei che nella stessa città scendevano per strada per qualunque ragione di protesta noi eravamo in classe, ben felici di esserci, mica siamo scansafatiche noi, pensavamo. E allora mi sono domandata se i sedicenni della stessa località di provincia dove ho fatto io il liceo, se gli stessi studenti della mia ex amatissima scuola, ma anche gli altri di tutta Italia e di tutto il mondo, la Marcia per il clima l’hanno fatta in modo consapevole e informato o solo per perdere un giorno di scuola. Ho chiesto un’opinione ad un’amica che fa l’insegnante, mi ha detto che venerdì ha messo in programma un compito di latino senza voler interferire sui progetti dei suoi alunni perché a differenza di quello che fa di solito prima glielo ha chiesto e loro hanno risposto che la Marcia non l’avrebbero fatta in ogni caso, il compito si poteva fare, siamo a fine anno e molti avevano un’insufficienza da rimediare. Ricapitolando, venerdì almeno un ragazzo la Marcia ha scelto di farla per perdere un giorno di scuola, un altro no, perché doveva fare un compito importante per la media dell’anno, poi ce n’è stato un terzo che in strada è andato per portare avanti un’idea. Difficile non dargli ragione: se a sedici anni non credi sia possibile rovesciare il mondo, allora la partita è persa fin da subito.
Errore….uno sciopero l’abbiamo fatto anche noi….. 😋😂
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