Poco paziente come paziente

Ho fatto la visita di controllo l’altro giorno. Con un entusiasmo pari a zero, con una voglia ridotta a niente, con la metà degli esami che mi avevano richiesto, con la stessa faccia di uno studente delle medie che affronta l’interrogazione di matematica, annoiata e stanca, senza preoccupazioni, perché tanto chissenefrega. Ho atteso tre quarti d’ora prima del mio turno, capita spesso, le visite specialistiche sanno essere lunghe, il paziente ha tante domande da fare e il medico non vuole trascurare nemmeno le piccolezze, almeno nel centro dove vado io, che si occupa solo di sclerosi multipla, va così. Tranne l’altro giorno, dentro l’ambulatorio c’era una dottoressa che non avevo mai visto, una biondina tutta boccoli, che entrava e usciva senza dare spiegazioni, con un tono non richiesto come se le sorti del mondo fossero tutte sulle sue spalle, sbuffava la tizia, cosa fosse successo lo sapeva solo lei. Poi alla fine tocca a me, entro, non credo mi abbia salutato, sai che sgarbo mi stai facendo biondina, nessuno proprio, penso tra me e me. Consegno gli esami fatti, si lamenta, quelli del sangue non le piacciono, ma solo perché i valori sballati non sono segnalati con gli asterischi, le tocca guardarli tutti mi dice – ué cocca, mi dico- è il tuo lavoro. Le do la risonanza magnetica, ‘stavolta contesta ché la faccio troppo spesso, una volta all’anno – la incalzo – devo farne meno? Tace, ha capito di aver detto una cavolata. La guardo mentre aggiorna la mia cartella clinica sul computer, manicure perfetta noto, mi fa una serie di domande usando termini scientifici che non capisco – ok ciccia, penso – sono dentro questa barca da vent’anni, ma la laurea in medicina guadagnata per meriti sul campo ancora non me l’hanno data, ti sfugge questo dettaglio? Poi comincia la visita. E termina subito. Lo conosco il protocollo – stronzetta -, io non ho una laurea e tu sì, questo è vero, ma se salti i passaggi di base me ne accorgo eccome, vuoi spazzarmi fuori in velocità per continuare a limitarti le unghie? Cara la mia gallinella bionda, tu devi solo augurati di non incontrarmi più sulla tua strada, stavolta credevo fossi preparata, professionale e attenta come tutte le tue colleghe e i tuoi colleghi incontrati fino a qui, e quindi sono stata una paziente accomodante e ragionevole, ma la prossima volta, se ti becco, so come sei e credimi tu imparerai a conoscere me. Che se voglio so essere una rompipalle di proporzioni cubiche.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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