Sorridi tu che sorrido anche io

Lancia in resta ora si parte e si fa la guerra. Premessa, circa un mese fa m’è toccato fare gli esami del sangue, cosa che odio fra l’altro, perché sono una vecchia piagnona, timorosa di tutto, ma dei prelievi un po’ di più. Ma questo è un altro discorso. Da qualche tempo ormai tutti gli ospedali si sono dotati di impianti regola code con un doppio sistema introdotto per garantire un accesso prioritario alle categorie più deboli, tra cui i disabili. Non è tanto che strappo con leggerezza questo tagliando, per anni pur avendone diritto sono passata oltre con una certa fierezza – disabile? fottiti -, poi con una scusa qualunque ho cominciato a cedere, fino ad oggi in cui lo faccio come chi sa di fare la cosa giusta. Un mese fa, mio malgrado, ho dovuto fare gli esami e sono andata al centro prelievi del mio paese. 7.30 del mattino, strappo il mio tagliando, mi metto silenziosamente in coda e osservo. E ascolto. La voce computerizzata che chiama i codici e le cifre poste sui i tagliandi che tutti noi utenti abbiamo in mano procede molto lentamente. E in modo strano. Il mio turno viene spesso superato dai codici che non segnalano diritto di priorità. Termino le fasi dell’accettazione alle 7.58. Mezz’ora di attesa. Procedo verso l’ambulatorio del centro prelievi. Sono di nuovo in coda Che sarà lunga. Termino alle 8.39. Più di un’ora. Torno a casa e scrivo una mail al Direttore Sanitario della mia Asl. Con toni urbani e civili segnalo un problema, informo, e senza polemiche, che forse il sistema di accesso prioritario, che dovrebbe tutelare le categorie più deboli, in modo evidente non funziona. Dopo un mese ricevo una risposta. Con toni poco accomodanti e disposti al dialogo mi si fa capire che sono state controllate le informazioni che io ho fornito, gli orari che io ho riportato sono perfettamente allineati ai loro, ma c’è un dettaglio un più, quella mattina per sottoporsi al prelievo si erano presentate ben 98 persone. Il sotto testo è presto detto: che pretese ho. Quindi, fatemi capire, l’attenzione per il mondo della disabilità va benissimo se serve per andare sui giornali con grandi sorrisi nelle foto da prima pagina ma quando si tratta di fornire servizi di base che funzionino si liquida il tutto con una mail che non dà uno straccio di risposta alla questione? Ecco, caro Direttore Sanitario della mia Asl ora leggerà la mia nuova mail, che sarà meno urbana e meno civile della prima, che pretenderà risposte ai miei quesiti meno fanfarone e inutili delle precedenti perché lo sappia i bei sorrisi li so fare anche io.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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