Ciao cara. Grazie tesoro. Prego stella. Così a caso, senza che tra le due parti ci sia un rapporto non dico affettivo ma almeno di vaga conoscenza. Cara? Tua sorella forse, io no, lo penso all’istante quando qualcuno mi si rivolge così, e la mia testa si gira dall’altra parte e a spostarsi verso l’interlocutore è solo lo sguardo, obliquo e sufficientemente gelido per chiudere ogni conversazione. Mi odio da sola quando faccio così e mi sto molto antipatica e poi mi sento pure in colpa, ma se io e te non abbiamo condiviso nulla, se non abbiamo riso per ore come due cretini, se non abbiamo pianto insieme perché ci andava di farlo proprio perché eravamo noi due, se niente ci lega e se non sei nemmeno inglese, elegante e finto come solo gli inglesi, il tuo cara per me è puro fastidio. Ma tanto non lo capirai, perché sei certamente uno di quelli che si è dimenticato cosa significhi dare del lei, quella forma che mantiene alta una barriera che è un po’ sociale, un po’ anagrafica e di certo rispettosa per rivolgersi al mondo che sta attorno. E qui, se serviva, si vede ancora di più che non sei inglese, la sua lingua è forse meno complessa della nostra, ma le formule adeguate per rivolgersi a un Duca, tanto per dire, le ha eccome.
Tua sorella? Anche no
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela