Oltre il Papeete c’è di più

Sere fa sono andata ad ascoltare Massimo Cacciari, era qui, al paesello, presentava il suo ultimo libro e non potevo certo mancare. Mica per niente ma solo per il fatto che con lui io sono sempre d’accordo e poi perché mentre parla mi offre gli strumenti necessari per conoscere temi che fino a quel momento ignoravo offrendomi meccanismi capaci di rafforzare le assi del mio pensiero. Non si tratta di condizionamento o di dipendenza dal suo per me innegabile fascino, niente di più sbagliato, Cacciari è Cacciari, punto e a capo. Quindi l’altra sera sono andata, era ospite di una di quelle rassegne letterarie che d’estate si organizzano un po’ su tutte le piazze d’Italia, e mentre mi accomodavo in platea, abbastanza vicina per non essere disturbata e sufficientemente lontana perché Cacciari si accorgesse che non avevo il suo nuovo libro in mano e che quindi ero lì ma completamente impreparata, mi chiedevo quale fosse lo stato d’animo della conduttrice della serata che intravedevo dietro le quinte. Non era Lilli Gruber eppure non sembrava terrorizzata. Coraggiosa? Superba? Ingenua? Tutte e tre le cose forse. Ma ci ha pensato il professore che, salito sul palco, ha preso in mano il microfono e ha salvato tutti, lei e noi, ha parlato solo lui, del suo nuovo Saggio sull’Umanesimo che rovescia schemi noti, apre orizzonti inediti e offre risposte a quesiti mai fatti. A scuola l’Umanesimo ci veniva presentato come il movimento letterario che metteva al centro della riflessione l’uomo, Cacciari, invece, ne dà un’altra lettura, è l’uomo che da solo si mette al centro del pensiero, coprendo spazi oscuri, aggiungendo i guizzi della sua genialità su ambiti bui per illuminarli del bello che rassicura lo spirito. Ovvero l’opera d’arte. Quel dettaglio su cui posare gli occhi e che fa dire ce la si può fare, la melma che sembra sovrastarci è destinata a passare finché l’arte esiste. Non ha mai parlato di politica Cacciari, ha glissato con sapere ogni domanda sul tema, ma ha detto, eccome se ha detto.


 

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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