Ieri parlavo con una collega, quattro parole al volo, siamo talmente in tanti che non è facile legare con tutti anche perché gli ambiti professionali nei quali ciascuno di noi si muove sono così diversi che ci si vede tutto sommato molto poco. Ecco, vado a simpatie, questione di sguardi che con alcuni sono di maggiore intesa con altri meno, diciamo che con lei quel certo clic è scattato, almeno per me. Mi chiedeva come andava, dicevo bene, si dimostrava contenta, pensava che quello spazio lavorativo fosse perfetto per me come per lei del resto. Ho annuito senza capire davvero dove volesse andare a parare e lei, forse capendo i miei dubbi, ha aggiunto che era cicciona, il mondo del lavoro non è per i ciccioni ha concluso. Chiara, ferma e per niente ironica. Ma il mio sguardo deve essere rimasto interrogativo perché lei ha continuato ribadendo difficoltà oggettive e tutt’altro che banali che non riguardavano solo la pur importante ricerca di lavoro. Mi ha spalancato gli occhi anche su orizzonti nuovi legati alla vita di tutti i giorni parlando di camerini di negozi troppo piccoli per entrare, sedie di bar e ristoranti troppo strette per accomodarsi, poltroncine di teatri, cinema e palasport con braccioli troppo alti per sedersi. Cicciona s’è definita la mia collega, senza nessun sarcasmo, con la lucidità di chi sa che se le parole esistono vanno usate. A me, che vengono i brividi quando sento parlare di disabilità come tutte le volte che devo fare i conti con quelle due fottute parole che corrispondono a sclerosi multipla, la sua schiettezza ha impressionato. Anche perché ho pensato che parlando di lei mai l’avrei definita tale, certo vedevo da sola che non era magra ma il punto è proprio questo: era importante definirla in qualche modo? Come cicciona poi? No. Per onestà? Buon senso? Educazione? O per incapacità a essere del tutto sincera. Proprio come faccio con me stessa del resto, pur riconoscendo che finché ho taciuto è stata più dura. Ma se la mia testa dura è abbastanza difficile da scalfirsi so almeno che da oggi quando entrerò in un locale, un bar, un ristorante, un cinema non guarderò solo la qualità prestata all’accessibilità ma anche altro, perché se è vero che ci sono le parole e vanno usate è pur vero che esistono anche tante necessità da non ignorare.