Cose che capitano. Che mi innervosiscono a mille ma che non lascio cadere. Sono andata a fare la spesa in un piccolo supermercato della mia città, di relativa recente apertura, nel quale comunque io non ero mai stata. Cronologia di una mancata spesa. Entrata dalla porta automatica, la mia carrozzina fa scattare il sensore di allarme, roba nota. Attiro l’attenzione della cassiera seduta davanti a me che però non alza la testa dal suo lavoro. Mi dirigo lo stesso verso i tornelli di ingresso, rischio di incastrarmi, la mia sar modello slim non passa. Tento di nuovo di richiamare l’attenzione, a vuoto. Riesco ad entrare abbassando la testa per passare attraverso il cancello dei carrelli per la spesa, piccolo dettaglio le barre di plastica mi sbattono sul viso. Fermo l’addetta alla frutta e verdura, è lì a pochi passi da me. Spiego la gravità di quanto sta succedendo, con tono arrogante e saccente mi dice che io avrei dovuto avvisare e che i tornelli mi sarebbero stati aperti manualmente. Dico che ora voglio solo uscire. Con più fastidio di prima dice che per questo c’è un passaggio dalla cassa disabili. Fermo una nuova addetta, meno seccata dalla mia richiesta – ma non del tutto serena in ogni caso – mi accompagna alla tanto celebrata cassa-disabili occupata però da un cliente impegnato a pagare la sua spesa, con carrello strapieno, passeggino davanti a sé con bimbo a bordo ma che molto gentilmente accetta di spostarsi. A quel punto esco, passo davanti alla cassiera che solo in quel momento si accorge di me salutandomi. Non rispondo, lei urla davanti a tutti che sono una maleducata.
Cara direzione, questa maleducata, ahilei, di disabile, pretende di conoscere quanto prima le ragioni per cui il vostro negozio non rispetta le regole contro le barriere architettoniche che tutelano la sicurezza e la comprensione verso i bisogni di minima dei vostri clienti.
Questa sarà la prima parte di uno scambio epistolare che non finirà a breve.