No che non ho accettato. Perché sono una fiera rompipalle.
Gentile direzione,
ho letto con grande attenzione la vostra risposta alla mail che vi ho inviato nella quale lamentavo la pessima esperienza vissuta da cliente disabile nel punto vendita della mia città. Mi confermate che il vostro negozio è conforme e rispettoso delle vigenti norme in materia di superamento ed eliminazione delle barriere architettoniche nonché di sicurezza negli edifici aperti al pubblico ne prendo atto ma state spostando il significato delle mie parole su altro in un modo francamente ipocrita. Come lo è del resto il vostro modo di definirmi persona con particolari esigenze: no, cara direzione, voi con queste parole tentate di risolvere il problema rovesciando su di me le vostre manchevolezze più che evidenti. Non sono io infatti ad avere particolari esigenze è l’incapacità umana del vostro personale a rappresentare la grossa lacuna, almeno del negozio dove sono andata io. E qui si arriva al nodo centrale: quel giorno, alle ore 11.20 circa, c’erano in servizio almeno tre addette alla vendita che mi hanno trattata con sufficienza al punto da prendersi gioco delle mie legittime richieste, alzando i toni con fare arrogante arrivando alla fine ad offendermi davanti ad altri clienti. Queste sono le barriere architettoniche che dovete abbattere e il compito spetta solo a voi, con un’adeguata formazione al personale e quando serve anche con severi ammonimenti. La qualità di cui vi vantate nei vostri claim passa anche da qui. Accetto le vostre scuse ovviamente, mentre rifiuto il buono che mi proponete e vi assicuro che qualunque cifra non sarebbe stata sufficiente a controbilanciare l’umiliazione subita.