10…9…8… buon anno! E dopo pochi minuti buon compleanno!!! E tutti verso di me, perché io compio gli anni l’1 gennaio, la fortunata, e via di baci, abbracci, sempre graditi, ci mancherebbe pure, e ancora telefono che suona, wapp da vendere, perché i migliori si ricordano subito di me, gli altri un po’ meno ma sono impegnati nei loro di festeggiamenti, mi basta che il giorno dopo ci siano, ovvio. Resta il fatto che il conto alla rovescia di Capodanno è da sempre una delle cose che mi fa scendere una tristezza profonda, sono tipa strana lo so, un po’ spigolosa, so anche questo, ma che ci posso fare se San Silvestro mi mette addosso un livello di malinconia moltiplicato all’ennesima potenza? E quindi cerco di scivolarci accanto al Capodanno, passo oltre agli inviti, supero gli ostacoli con una certa destrezza. Forse perché ricordo quando ero ragazza e Capodanno doveva essere una serata epica, preparata per tempo, di quelle ricoperte di aspettative, speranze e sogni. Spesso traditi. Sempre traditi meglio dire. Noi ragazze dovevamo vestici da sera, abiti inutilnente sbrilluccicosi, trucco e parrruco ridicoli e irragionevoli. Un anno, una parrucchiera incapace, senza gusto e senso del ridicolo, mi costruì in testa un carciofo fermato da duemila forcine ed etti di lacca appiccicaticcia che ebbero un ruolo decisivo sull’origine del buco dell’ozono. Poi ci fu quel Capodanno in cui mi ricoprii di un abitino corto, elastico e bruttissimo, nero e pieno di grossi pois color argento da far rabbrividire e soprattutto vergognare. Ma eravamo piccoli e San Silvestro era la notte senza coprifuoco e anche se non ti divertivi – e io non mi sono mai divertita infatti – andava bene lo stesso. Ma vuoi vedere che certe serate infelici dell’adolescenza scrivono il loro segno negativo sul resto della vita di una persona? E allora io, arrivata al 2020, donna e libera da condizionamenti mi faccio piccola ma sorridente davanti agli inviti, grazie mille davvero di volere proprio me, stupita anzi da alcune richieste inattese, proprio da chi non mi aspettavo mi invitasse e anzi insistesse con tanto entusiasmo, dimostrandosi visibilmente deluso dal mio convinto rifiuto. Stasera ho i miei programmi, ho il discorso di Mattarella che quello no che non posso perderlo e poi ho Downton Abbey da guardare, il film, quello che chiude una delle serie tv che più ho amato. A casa dei conti Crawly arrivano sua maestà Giorgio V con Queen Mary, i nonni di Elisabetta, la regina che in mille e piu mille anni di regno ha dovuto sopportare tutte le stupidate della sua disgraziata famiglia. E alla fine che buon anno sia.