Leggere è un vizio che si impara

Ho appena terminato di rimettere a posto una decina di libri che avevo prestato tempo fa e che mi è stata restituita in questi giorni. Oggi, anche se ancora malaticcia, mi sono messa all’opera e mentre la posizionavo nel punto corretto della mia libreria, che segue un ordine preciso che mi permette di trovare tutto al volo quando cerco qualcosa, mi sono ripetuta che mai più avrei prestato un libro, ma proprio mai più. Perché mi sono trovata tra le mani titoli che dimenticavo perfino di aver avuto, li ho sfogliati per riprendere le fila del loro contenuto e mi sono accorta che era pure inutile farlo, ricordavo solo che tal autore, rispetto ad altri mi era rimasto nel cuore ma che senza una vera traccia nella mente avrei pure rischiato di perderlo. Quindi ho deciso di seguire il consiglio di una cara amica con cui condivido la passione per la lettura: firmare tutti i miei libri per definirne in modo netto la proprietà, mia e solo mia; preparare un registro se proprio non so dire no alle richieste nel quale annotare le uscite con data precisa e passato un tempo ragionevole reclamarne il rientro; mai e poi mai prestare i libri più amati, quelli su cui è rimasto attaccato un pezzo del mio cuore o della mia mente ché riprenderli in mano con frequenza fa sempre bene. Perché stamattina riportando l’ordine nella mia libreria, seguendo la personale architettura che negli anni ho costruito, questo ho scoperto, leggo abbastanza – anche se meno di quanto vorrei, va tristemente detto – ma riconosco solo il valore che ogni libro mi ha scritto addosso, non la storia, nemmeno il nome dei personaggi e vagamente la trama. So solo dirmi se mi è piaciuto o non mi è piaciuto, se la mia personale classifica lo include tra i capolavori o solo tra i sufficienti, se lo ha inserito tra sopravalutati dalla critica o meno, ma solo secondo i miei di parametri, e solo secondo loro. Basta per definirmi una buona lettrice quale mi sono sempre ritenuta se poi non ricordo altro del libro che ho letto? Mi sa che non è poi così grave prestare i miei libri, in fondo quando ritornano serve anche per riconoscere di non essere questo fulmine di guerra e che gli esami di coscienza sono sempre molto, ma molto, utili. A patto che i miei libri ritornino però.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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