Grazie, Giampaolo

Con la morte di Pansa ne va un altro pezzo della mia giovinezza. Perché quando io diventavo grande finivano gli anni Ottanta con tutto quel bagaglio di eventi che Pansa raccontava con una penna arguta e intelligente che sembrava mettesse in moto proprio per una generazione, la mia, che cresceva tra echi fortissimi tutti da dover conoscere. Si stavano chiudendo le pagine di un terrorismo sia rosso che nero che avevano messo in ginocchio un Paese intero, ora c’era un’Italia che senza il tempo di respirare si trovava in preda alla confusione totale dopo decenni di politica ferma sugli stessi luoghi e dalle stesse persone ora faceva i conti con altro, del tutto nuovo, del tutto imprevisto, e poi c’era un’Europa che un giorno di novembre si svegliava diversa tra domande che cercavano risposte per difendersi da paure sempre presenti. Il suo giornalismo ha contribuito a formare la mia coscienza civica come pochi altri, leggere ogni settimana il suo Bestiario era una pillola di sapere che non potevo perdere, i suoi libri sulle BR hanno risposto a molte domande che mi facevo, le sue battute al fulmicotone mi hanno sempre fatta sorridere ma soprattutto pensare. Un pezzo di bel giornalismo se n’è andato e la cosa ancora più grave è che in Italia non vedo in giro grandi pezzi da novanta minimamente in grado di essergli messi a paragone. Grazie di tutto, Giampaolo Pansa.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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