La settimana più bella dell’anno

Comincia Sanremo la prossima settimana e come ogni anno da almeno trenta sarò davanti alla tv, anche se credo meno emozionata degli anni precedenti e certamente degli ultimi due quando lo scettro del comando era nelle mani di Claudio Baglioni che mi ha regalato due edizioni epiche. Ma quest’anno tutto è stato affidato a tal Amadeus, detto il nome detto tutto, il risultato finale credo sarà pari al suo talento che giudico vicino allo zero, ma magari sarà capace di stupirmi, me lo auguro. Io infatti considero quella di Sanremo l’imperdibile settimana più bella dell’anno. Lo ripeto sempre e tutti mi prendono in giro, ma che ci posso fare se per me guardare il Festival è un piacere, se aprire contemporaneamente Twitter e leggere i vari commenti, da condividere o meno, è un divertimento, se fare la pagella delle canzoni in gara è quasi un obbligo? E questo fin da quando ero piccolina: guardavo la serata – tutta, ero giovane e non mi addormentavo come adesso circa a metà! – e la mattina dopo mi leggevo i giornali, le tante pagine degli spettacoli, che ancora c’erano non come adesso sotterrate come sono dai social, e sognavo, sognavo di seguire Sanremo dalla sala stampa, là dove gira la ciccia vera, fatta di pettegolezzi e di dietro alle quinte succosi. Al grande pubblico, come lo chiamano dal palco dell’Ariston, arriva solo quello che vogliono arrivi, giusto per condire la chiacchiera sul Festival, quella che fa l’ascolto tv, ma la mia passione è pura, vera e intoccabile, mica robetta da Auditel. Io sono cresciuta con Sanremo, ricordo tanto: gli anni Ottanta con i Ricchi e Poveri che perdono un pezzo per strada l’anno in cui cantano l’ormai insopportabile Sarà perché ti amo, il mio Riccardo Fogli che vince nella stessa edizione in cui Vasco Rossi arriva ultimo, per non parlare di Albano e Romina che su quel palco, canzone dopo canzone, hanno messo al sicuro un gruzzoletto prima in lire e poi in euro e alla fine in rubli. Ma poi via via che crescevo da Sanremo sono usciti piccoli pezzi di me che mi hanno emozionata, o descritta, o forse raccontata un po’ a caso, ma sempre al momento giusto. Come Renato Zero e i brividi freddi delle sue Spalle al muro, o il rumore nell’anima degli Uomini soli con cui Facchinetti ha deciso di consumarsi le corde vocali, ma anche Patty Pravo che cambia lei la vita che non ce la fa a cambiare te, o Giorgia che con Gocce di memoria scrive un testo meraviglioso che finalmente esalta quel capolavoro di voce che ha, ma anche Elisa che in quel siamo nella stessa lacrima parla di me ogni giorno di più, fino agli Stadio che vincono forse con la loro canzone più brutta ma chi se ne frega, la musica italiana deve a Curreri molto più che un primo posto al Festival. E tanto lo so che manca ancora moltissimo prima di dire che per me Sanremo è tutto qui, ed è anche per questo che la prossima settimana sarò lì a guardare cosa combina questo tal Amadeus. Perché Sanremo è Sanremo e comunque qualcosa di bello verrà fuori. Tanto lo so.

 

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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