Ieri è morto Alberto Arbasino. Qualche settimana fa aveva compiuto 90 anni, avevo scritto anche qui del suo compleanno, non sapevo fosse malato, ma da tempo non trovavo sui giornali niente con la sua firma e due risposte me le ero date. Saputo della sua morte ho subito pensato che in questi tempi di Coronavirus non avrebbe avuto nemmeno un funerale ufficiale adeguato alla portata intellettuale del suo nome e mi è spiaciuto. Che ingiustizia ho pensato. Ieri sera mi sono riletta una sua intervista di qualche tempo fa in cui ricordava i vecchi amici che non c’erano più, quelli ormai diventati “Delle edizioni complete o degli indirizzi utili ai tassisti”, detto con il sarcasmo di cui era padrone senza rivali. Gli mancava la possibilità di conversare ancora con loro, ricordava, amici come Parise, Testori, Pasolini, Gadda o Calvino e tutti gli altri morti troppo presto e molto prima di lui. “Ce lo dicevamo sempre – ribadiva – quando saremo vecchi litigheremo dicendoci sul muso ogni cosa. Non abbiamo fatto in tempo”. Non leggeva gli scrittori contemporanei, e lo dichiarava senza troppo girarci attorno “Non scorgo illuminazioni” e il discorso lo chiudeva lì. E allora ho pensato: ma Arbasino, avrebbe tollerato un funerale alla presenza di un’intellighènzia come quella di oggi che di certo non stimava? Stamattina ho letto uno dei brillanti tweet di Guia Soncini che mi ha fatto riprendere in mano Fratelli d’Italia, edizione del 93: segnalava alcune pagine che ho riletto e m’è venuto da ridere. Arbasino parla del funerale di uno dei personaggi centrali del romanzo: “C’è molta gente alla messa che alcuni prendono come un cocktail, con molti saluti […] – scrive – e tutti i ragguagli sulle crociere future […] tutti gli chic tendono a stare in fondo per fare del gossip”. E via così, per due facciate, scritte con la sua sorprendente grandezza narrativa, moderna ancora oggi, trent’anni dopo. Eccolo l’ultimo guizzo di acume di Arbasino, morire ai tempi del Coronavirus per essere certo di non avere il funerale. Addio, mio venerato maestro, tua casalinga di Voghera, la stessa che non ha mai fatto nemmeno una gita a Chiasso
Addio, venerato maestro
Published by
Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela