Mi chiedono spesso quale sia il mio libro preferito. Temporeggio sempre prima di dire che non ce l’ho un libro preferito, sono diversi quelli veramente belli che ho letto, come si fa a fare una classifica. Senza voler essere saputella comunque, è una semplice e banale considerazione la mia. Però se ci penso bene ecco che un titolo lo trovo, che forse non corrisponde in assoluto al mio libro preferito ma senz’altro coincide con quello che ha gettato le basi della mia storia di lettrice: I promessi sposi. Me lo ha fatto amare la mia prof. del Ginnasio, che forse a insegnare latino e greco non era proprio una scheggia, ma sul capolavoro di Manzoni si è concentrata a lungo e con passione e, pagina dopo pagina, io con lei. Tra quei capitoli ho scoperto cosa cerco quando leggo, quel qualcosa che va oltre, quel dettaglio che innalza la costruzione narrativa facendola diventare bella pagina. Con Manzoni ho imparato che vuol dire faticare leggendo, tornare indietro nel paragrafo per orientarsi meglio nella comprensione del testo, provare piacere facendosi travolgere dalla bellezza di una struttura sintattica dalla perfezione totale, scoprire il valore estetico di una consecutio ben fatta. Ah, la lingua italiana quanto è bella, li ha lavati lui i panni in Arno, o no? Oggi ho ripreso in mano la mia copia dei tempi del liceo, usata anche all’università credo – l’apparato delle note è di Natalino Sapegno, tanto per dire – e dentro ci sono tutti i miei commenti scritti a matita tanto, ma tanto tempo fa. La loro stupida ingenuità ne è autentica dimostrazione, del resto. L’intenzione di adesso è quella di rileggere i capitoli sulla peste, ci pensavo da settimane, ma ho preso tempo, meglio evitare, mi dicevo, non aggiungiamo paura a paura. Ora però mi sono decisa. Farò questo tuffo nella pagina suprema ma anche nel racconto di un dramma vissuto in modo simile a quello dei nostri giorni che si risolse con un diluvio atteso e implorato che spazzò via tutto pulendo Milano dall’angoscia, dal dolore e dalla morte. Lo stesso che speriamo noi oggi, che sia pioggia, caldo o vai a capire cosa. Anche perché se Renzo e Lucia dopo 600 pagine di casini sono riusciti a sposarsi possibile che non ne veniamo fuori noi?