Stringiamoci a coorte

Abito in una località di mare, affacciata sull’Adriatico, in Veneto, qui l’asse portante dell’economia è il turismo. In tempi di Covid 19 siamo a secco. Parlavo proprio ieri con la mia ex dirimpettaia di scrivania, lavoravamo per una piccola agenzia di comunicazione che si occupava della realizzazione di free press costruiti attorno ad un solido architrave pubblicitario, dicevamo quindi che con ogni probabilità quei giornali, su cui avevamo investito passione, mista a idee e indiscussa fatica, era ben difficile che potessero uscire quest’estate, e non certo nei tempi e nei modi noti. E invece stamattina, sorpresa, sui social compare la copertina del primo numero della stagione, puntuale, per Pasqua, come ogni anno, come da tradizione, nel pieno rispetto delle regole decise dalla redazione. Il giornale più rappresentativo poi, il pezzo da novanta dell’intera produzione, quello più atteso, quello che disegna i contorni di una località attrezzata per accogliere ogni estate milioni turisti. Ha una copertina molto bella fra l’altro, con uno strillo che dà l’idea della squadra che in un momento del genere stringe i denti, non molla il timone. Io e la mi ex dirimpettaia di redazione ci telefoniamo subito, non ce l’aspettavamo questa calata di asso vincente e certo non con questa puntualità. Che penso? Mi piace questo atto di coraggio, orgoglio e valore messo in campo da tizi che comunque continuo a non stimare, ma non posso non considerare che questo è il momento per mettere da parte ogni desiderio di rivalsa, adesso più che mai è bene stare sull’attenti per tratteggiare un qualunque carattere di speranza sul domani. Ci parliamo io e la mia ex dirimpettaia di computer e a tutte due viene addirittura l’idea di scrivere un wapp all’unico degli ex capi con cui siamo rimaste in qualche modo legate, certamente perché a lui diamo credito di professionalità ma soprattutto perché, diciamolo, anche lui è stato disarcionato come noi. Poi lui lo hanno riarruolato nel momento del più grave bisogno questo va detto, ha accettato di malavoglia, dice, perché di qualche cosa bisognerà pur mangiare. Sta di fatto che ora fa di nuovo parte della compagnia quindi a me e alla mia ex dirimpettaia di idee geniali è parso necessario fargli i complimenti attribuendogli, chissà poi perché, gran parte delle fondamenta di questo progetto. Lui ha risposto con finta umiltà ma tant’è. Poco dopo su FB ho visto il video nel quale l’altro ex capo, quello che di sicuro non considero, tutt’altro, e che si fa chiamare editore, è seduto alla scrivania del suo ufficio – l’ultima volta che sono entrata lì dentro in è stato per sentirmi formalizzare il licenziamento con la specifica che non c’era intenzione di pagare a breve giro di posta le ultime mensilità e il TFR pari a 15 anni di lavoro – e nel suo italiano precario, butta fuori parole a caso, che dicono tutto e dicono niente, gira attorno a concetti che sono molto simili a un’auto celebrazione. Poi entra in scena il nuovo direttore, lo conosco da anni, anche se fortunatamente non ci ho mai lavorato insieme, un egoriferito convinto di essere la penna più autorevole del creato e che infatti dirige un free press. Parla dalla sala riunioni – non ha nemmeno un ufficio suo là dentro non posso che notarlo – dice le stesse cose, hanno cercato di offrire un servizio per spiegare che la località è viva e come sempre pronta a ripartire. Mi resta attaccato alla pelle un senso profondo di occasione perduta. Era tanto difficile mettere da parte i propri supposti allori per dire che il valore autentico di questa eccezionale uscita era quella di dare spirito ai tanti – a tutti? – quelli che qui di turismo vivono e che all’improvviso non solo sentono di aver perso ogni bussola ma pure una strada sulla quale orientarsi? Serviva la verità: è dura ma si farà, noi abbiamo fatto un tentativo, rischiando tanto, troppo, ma è questo il momento di farlo. Qui i turisti sono fondamentali, si doveva dire, e li aspettiamo, ma ora questo giornale è dedicato a noi che qui lavoriamo, alle nostre paure a tutti i pensieri che ci pesano sul cuore ma che devono diventare l’occasione per farci diventare una squadra compatta, un gruppo che solo insieme può vincere una partita che sembra persa in partenza. Questo almeno è quello che io e la mia dirimpettaia di utopie avremmo voluto diventasse il messaggio. Ma infatti ci hanno licenziate.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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