Da ieri sera si sa che questa fottuta quarantena durerà quantomeno fino al 3 maggio. Non credo che la notizia abbia colto qualcuno di sorpresa, la situazione la conosciamo figuriamoci, ma sentirselo dire a brutto muso mica è cosa piacevole, per niente anzi. Chissà come sarà il nostro stato d’animo alla volta della fine di questo periodo, piuttosto. Posso andare in libreria però, è una delle poche attività a cui è consentita la riapertura: potrei mettermi lì, in un angolo con un libro in mano, leggere per respirare aria nuova. Non male come idea, in effetti. Fino a qualche anno fa lo facevo, almeno una volta la settimana. C’era una libreria qui nella città dove abito, a pochi metri da dove vivevo – possibile pure che fosse entro i 200 -, che finché non ha chiuso è stata il mio rifugio preferito. Ci andavo, stavo lì, e anche se sapevo già cosa avrei comprato mica facevo veloce, mi sedevo da qualche parte ma non per leggere, per chiacchierare invece, con la libraia, persona deliziosa, romantica e un po’ svanita, e con i suoi clienti, una in particolare divenuta mia amica. Ci si aspettava, si cominciava a parlare, di libri, di scrittori, di nuove uscite ma anche di noi, della vita e di cazzate, ché la cultura è bella ma c’è bisogno anche di tutto il resto. Gli ultimi giorni prima di Natale raggiungevano il picco massimo del mio piacere in libreria, c’era da fare i pacchettini regalo e come se quella fosse stara una frontiera di guerra io mi sono sempre sentita in dovere di arruolarmi. E Natale dopo Natale, dietro quel piccolo banco, pieno di carta regalo colorata e rotoli luminosi di nastro, eravamo sempre in tre, io, l’amica libraia e l’amica di lettura. Girava un sacco di gente in quei giorni, c’era bisogno di aiuto perché coi libri è così: quando le hai pensate tutte e non hai più idee, quando il destinatario appartiene all’ultima categoria dei cugini di quarto grado che vedrai al pranzo dai nonni, quando devi fare i conti con suocera o cognata indisponente diventano il regalo ideale. Ma se a tua volta non sei un lettore autentico ti ritrovi a girare tra gli scaffali per comprare un po’ a caso. E noi giù a ridere, figurati se non li riconoscevamo al volo i clienti natalizi, piuttosto mi stupisco che nessuno non ci abbia tirato addosso uno di quei tomi da 500 pagine di Vespa che invece venivano comprati senza misura. Ma si finiva in fretta di ridere, il negozio si riempiva sempre, c’era da lavorare, pacchetti su pacchetti, i miei erano i più sbilenchi, al punto che s’era deciso, tra le risate, che dovevo limitarmi a fermare il nastro con il dito mentre loro ci cimentavano a costruire le più fantasiose decorazioni. Arrivati al momento della chiusura del 24 sera, l’amica libraia tirava fuori dal cassetto i due pacchetti più belli che contenevano proprio i titoli che ciascuna di noi due voleva. Solo un’insopportabile quarantena può farmi ricordare alla vigilia di Pasqua proprio il Natale.