God save the queen

Per impegnare queste giornate di quarantena ho ripreso a guardare The crown, la terza serie, me la stavo perdendo, credevo che in Italia non fosse ancora uscita, è stata un’amica a farmi notare che invece sì, era già arrivata anche qui, dovevo correre ai ripari. Che io non ami le serie tv l’ho scritto, danno troppa dipendenza e se non mi catturano nel profondo le mollo, in genere dopo poche puntate. Le prime due serie di The crown le ho guardate anche un po’ per obbligo, la storia, a quanto pare abbastanza verificata dalla realtà dei fatti, di Elisabetta II non poteva certo passarmi accanto vista la mia passione per i Windsor, ma la struttura narrativa con cui sono costruite le puntate nel loro insieme mi hanno dato noia fin all’inizio. Ma visto che ora di tempo ne ho in abbondanza e che anzi devo trovare il modo per investirlo al mio meglio mi sono detta ok, recuperiamo The crown. E ho ricominciato a guardarla, piano piano, lentamente, ma la noia ha comunque ripreso a portarmi via con sé. Fino a che pochi giorni fa per errore la puntata mi è partita in lingua originale. Che cambiamento. Mica male mi sono detta, certo non capisco un granché ma se mettessi i sottotitoli? Magari in italiano visto il livello scadente del mio inglese? Fatto. Che scoperta. The crown è diventato quello che doveva essere, una delle poche serie tv che ho visto e con piacere crescente. C’è un’aria diversa restituita dall’uso dell’inglese BBC – come mi ha insegnato a dire la mia amica che vive a Londra – che rende i dialoghi più raffinati, capaci di attribuire agli spazi e agli ambienti rappresentati la giusta regalità, cosi come alle interpretazioni degli attori, che si riempiono di un’intonazione maestosa anche nei silenzi. Il doppiaggio italiano soffoca la credibilità che la serie vuole e deve restituire alla vita della sovrana britannica. Possibile mi sono chiesta? Sono tornata ai tempi dell’Università, per laurearmi mi serviva avere sul libretto un esame dell’ambito linguistico, nel semestre in cui avevo deciso di darlo c’era solo la possibilità di frequentare le lezioni di Fonetica, non sapevo nemmeno di cosa si trattasse, non potevo immaginare che una tal casualità potesse diventare tanto importante e formativa per la mia vita. Mi si aprì una finestra che non solo era chiusa ma nemmeno sapevo esistesse. Fu l’occasione per capire che conoscere la propria lingua non significa solo avere chiari verbi, strutture sintattiche, concordanze, etimologie e via dicendo ma sapere anche quali sono le pronunce corrette da dare alle singole lettere e alle singole parole, i gradi di vocalità e delle intonazioni da utilizzare tanto per dire solo i termini generali della materia. Solo così la lingua si potenzia, cresce, declina verso versanti autentici e chi la ama non può che volerli fare propri. In Italia questa materia non è considerata e infatti la pronuncia della nostra lingua è pessima, in televisione si parla il romanesco pure con tono ammiccante, chiunque di noi nell’esprimersi viene travolto da un’inflessione regionale che a volte nemmeno sa riconoscere. E se pure i nostri doppiatori e i più bravi tra gli attori conoscono la dizione corretta da dare all’italiano noi che non la conosciamo non ci accorgiamo nemmeno della differenza che c’è tra una lingua cialtrona e una lingua perfetta. Ma una regina sì che lo sa, per questo deve parlare la sua di lingua anche in una serie tv che solo in questo modo diventa davvero bella.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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