Molliamo gli ormeggi, ché si riparte

Lunedì rientro al lavoro. Finalmente. Avevo quasi perso le speranze e non credevo potesse succedere, non con questa relativa rapidità quantomeno, e invece si riparte. L’altro pomeriggio mi avevano chiamata per sottopormi al tampone – e per inciso, quello nasale è parecchio fastidioso – e la direttrice appena mi ha vista mi ha chiesto come la vedevo la possibilità di rientrare, se me la sentivo addirittura, se la vedevo come un’evenienza plausibile. Da sotto la mascherina ho cacciato un sorriso talmente largo che credo sia uscito dai lati, ho annuito con la testa e lei ha ribadito che non voleva forzarmi, ma se io ero d’accordo era del parere che i tempi fossero maturi, ci sono margini di pulizia nella struttura che mi lasciano tranquilla mi ha detto. Lo scorso 23 febbraio quando è arrivata la prima ordinanza regionale che chiudeva i serragli io ero lì, era domenica quando ho aperto quella maledetta prima mail, nello spazio di dieci minuti me la sono trovata davanti, la direttrice, è entrata senza salutare, mi ha fatto stampare tutto, in silenzio abbimo appeso le informative alle pareti, mentre dalla tv si sentivano tutti quei tg in sottofondo, c’erano Codogno e Vo’ Euganeo in prima pagina. Da domani stop ad ogni ingresso mi ha detto. E poi uno alla volta sono arrivati altri colleghi, una piccola riunione al volo per capire le nuove regole, cosa fare, come comportarsi. Fino a che la direttrice mi ha guardata, il tuo sistema immunitario è debole, fragile, stanco, mi ha detto, lo sai vero? E giorno dopo giorno, con il progressivo appesantirsi della situazione, ogni volta che mi passava accanto mi guardava e mi diceva qualcosa di simile ad un concetto che si riassumeva tutto lì, la sclerosi multipla non gioca la tua stessa battaglia ricordatelo. Fino a quando l’ho chiamata io, sto a casa le ho detto, ho paura, per sentirmi dire: finalmente. E ora è lei che mi dice vieni, se te la senti, se pensi sia la cosa giusta per te, noi ti aspettiamo. Sono emozionata come se fosse il mio primo giorno di lavoro in un posto nuovo perché a quanto pare non lo riconoscerò più, tutto è cambiato, tante cose da imparare, meccanismi inediti, pratiche mai viste prima, senza guida diretta e con la paura di fare errori. Perché viste le condizioni quel lavoro, in poco più di un mese di assenza, è diventato altro, quei meccanismi che avevo imparato a gestire con una certa padronanza, spesso inventando quelle vie di fuga che aiutano sempre, ora è diventato qualcosa di differente rispetto a prima, mi hanno già avvisata, questo periodo ha stravolto ogni ordine. E allora dita incrociate, lunedì si riparte.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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