Ieri ho terminato, finalmente, la procedura del cambio armadio, quella pratica semestrale lunga, faticosa e molto, ma molto, impegnativa. Ho tentato di prendere tempo prima di obbligarmi su un’operazione che mi toglie il fiato al solo pensiero. Guardavo fuori e mi appellavo ad ogni vaga nuvoletta all’orizzonte per dirmi che potevo aspettare ancora un giorno, o forse due, facendo forza su camicie e felpe più leggere che dentro al mio armadio non conoscono stagione e se ne stanno sempre lì pronte all’uso. Ma sulla griglia di partenza rimanevano pur sempre maglie di lana e pantaloni pesanti, già lavati e pronti all’espatrio, questo sì, però ancora in prima fila mentre tutto l’estivo se ne stava dentro scatole non proprio a portata di mano. Fino a ieri appunto, quando ho ribaltato tutto, vuotato cassetti e scatole che poi ho riempito di nuovo seguendo l’ordine stabilito, inverno in pausa, estate pronta per essere indossata. Ad ogni stagione mi impongo di mettere in pratica la regola suprema del cambio armadio che prevede l’eliminazione di tutta quella parte del guardaroba che non si indossa da tempo, solo così si ricava più spazio e più ordine. Quelli che ne sanno fanno autentica filosofia sul tema proponendo tutti gli innegabili vantaggi della questione, se da due anni scegli di non indossare più quel tal pantalone, gonna o maglia vuol dire che nella più facile delle opzioni non ti piace più e che quindi è inutile tenerlo, al suo posto è meglio mettere qualcosa d’altro, un nuovo acquisto per esempio. E come non essere d’accordo. Eppure io dentro al mio guardaroba conservo autentiche perle di antiquariato che non metto da molto più di due anni ma che mi ostino a non buttare via, facendole scendere e salire da cassetti a scatole, da una stagione all’altra, senza convincermi a liberarmene. E quando faccio shopping e devo ingegnarmi per riuscire e rintracciare un ripiano qualunque dell’armadio dove infilare il nuovo acquisto, mi dico sempre che a fine stagione farò un deciso repulisti però al momento opportuno salta fuori sempre un buchetto per non buttare via niente. Ora ho l’estate nei cassetti, mi sembra che vada tutto bene, ma ad agosto, già lo so, la penserò diversamente e come ogni anno mi dirò che quel vecchiume a settembre prenderà la via del non ritorno, ma sarà di nuovo tempo per tirare fuori l’inverno, un’altra stagione a cui pensare, scatole da svuotare, cassetti da riempire e qualche spazio da trovare per la mia privata collezione di antiquariato che chissà, potrebbe sempre servire.
Di sei mesi in sei mesi
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela