Sono rotta, rottissima alle palle. Roba nota, ahimè, niente di nuovo. Ma non amo i lamentosi e mi vanto di non appartenere alla categoria pur dotata di un portfolio di rogne ben nutrito regalato con generosità e premura dalla sclerosi multipla, vivo i momenti no abbastanza in solitudine e poi ci passo sopra il più veloce possibile, di sicuro fingo ma resta roba mia. E così ora ho deciso: farò un po’ di fisioterapia. La stessa che dovrei fare con continuità da almeno una decina d’anni va detto, quella che ho sempre ignorato di cominciare seriamente per milioni di ragioni, l’identica che è sempre passata in second’ordine – magari con consapevoli sensi di colpa – per motivi di ogni tipo. Ora ho deciso, comincerò. In autunno. Mi sembra il momento giusto. Non per posticipare oltre, sia mai, ma l’estate per me è già abbastanza pesante e non la voglio rendere intollerabile più di quello che sento. Per lavoro ho contatti molto frequenti con un fisioterapista, amico di vecchia, vecchissima data, uomo di polso, intransigente, di poche parole, poco incline alla chiacchiera, famoso per una capacità professionale per nulla disposta a sconti o abbuoni, valgono solo quelli maturati sul campo per lui. Ci vediamo per lavoro da mesi e fin da subito, con la leggerezza con cui vivo o fingo di vivere seduta su una sedia a rotelle, gli ho detto che avevo la sclerosi multipla, mi ha risposto, stupendomi molto, che lo aveva capito dalla posizione con cui tenevo le spalle. Ho registrato il dato sul file che mi gira in testa e che si chiama Persone intelligenti. Adesso che ho deciso di cominciare un percorso di fisioterapia ho pensato a lui: credo sia bravo come professionista e che abbia un atteggiamento sufficientemente ruvido per tenere a bada la mia pigrizia. Gliel’ho detto, mi ha risposto: “Non sei pigra, sai di stancarti subito e prima che accada quella discesa di energie che ti costringerebbe ad una risalita faticosa e lunga, scegli la via più semplice e ti fermi prima”. Poi mi ha chiesto come si è arrivati alla diagnosi e ho cominciato la solita solfa raccontando di quel famoso abbassamento della vista di mille e più mille giorni fa, la visita dall’oculista, il nervo ottico rovinato e poi il primo esame fallito, quel campo visivo dall’esito disastroso che poteva aprire il varco a tutto e a molto di più oltre a quello che poi ha rivelato nel mio caso. Già mi dice lui, un campo visivo che non va può rivelare anche un tumore al cervello come nel mio caso. L’ho guardato. Mi ha guardata. Basta così, senza battere ciglio, con freddezza e ordine. Niente da aggiungere. File Persone non lamentose aggiornato.
Le parole al posto giusto
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela