God save the Queen

Un paio di domeniche fa, di pomeriggio, sono rientrata dal lavoro di pessimo umore, sai la novità aggiungo. Ma non è il lavoro, almeno non solo quello, diciamo che nell’insieme c’è abbastanza che non funziona, non torno sull’argomento perché altrimenti finisco per mettere insieme una lagna fastidiosa, soprattutto per me. Be’ insomma quella domenica mi sono messa a sfogliare un quotidiano con la svogliatezza con cui lo faccio da qualche tempo, che vuoi leggere, mi dico ogni volta, ché tanto lo sai non troverai nulla che accenda in qualche modo il tuo interesse? Ma magari è colpa mia anche qui, non della riconosciuta pochezza della stampa italiana. E invece guarda un po’ cosa trovo: quattro paginate dedicate al compleanno di Elisabetta II concluse da un lungo editoriale firmato da Natalia Aspesi. La gioia. Purissima. Perché insieme c’erano la mia sovrana del cuore raccontata da una delle firme più vivaci del giornalismo italiano: preparata, ironica e pungente, dotata di una penna tra le più brillanti, capace di giostrare la lingua italiana a suo piacimento per regalare al lettore la bellezza della pagina impeccabile. Cosa volere di più? E dietro a tutto questo Elisabetta II e i suoi 94 anni, con un regno che dura da più di 60, con un erede, Carlo, invecchiato in attesa di quel qualcosa di grande riservatogli per diritto dalla natura, con un nipote, William, che studia da re da sempre e che infatti ha scelto con cura una moglie con cui ha dato vita a una nidiata bella come il sole ma non sufficiente per far abdicare la nonna. Ma cosa aspettarsi da lei? Ha visto morire troppo giovane il padre divenuto re per caso dopo che il fratello Edoardo VIII gli aveva lasciato il trono preferendolo ad una donna e lei lo ha giurato: mai abdicherò, essere re o regina è un privilegio non un impegno da cedere a piacimento. Regina sono diventata. Regina resterò. Nel suo lungo regno ha visto cambiare la storia del suo Paese, passando attraverso tredici primi ministri a partire da quel Winston Churchill che l’ha aiutata a gettare le basi della regina che è diventata, discutendo a denti stretti con Margaret Thatcher di cui non ha mai condiviso le posizioni politiche ma che ha onorato, cosa rarissima, presenziando al funerale, fino a questo Boris Johnson che nei giorni più neri del Covid-19 ha surclassato con uno dei pochissimi discorsi fatti alla tv per rassicurare i suoi sudditi dispensando loro forza e coraggio. Se è per questo ha visto anche il disfacimento di gran parte dell’impero coloniale britannico, lotte sociali, cambiamenti fiscali che le impongono di pagare tributi allo Stato ma lei è comunque sempre intoccabile seduta sul suo trono. Un unico errore. Non capire in tempo quell’accelerata verso il nuovo, l’inedito, l’imprevedibile che i mass media stavano imponendo anche alle vite reali. Cosa capita al volo invece da quella giovane ventenne scelta con attenzione per salire al trono, individuata come perfetta rappresentazione del protocollo di corte che invece, dopo un matrimonio da favola – come nei secoli dei secoli della storia di ogni monarchia – prende quota muovendosi in modo autonomo, utilizzando foto, immagini, interviste e roba sul genere per mettere in mostra i tradimenti e i limiti del principe-marito trasformandosi nella vera vittima della royal family. Fino all’imprevedibile: quella morte parigina che stravolge in modo inspiegabile il celebre stile imperturbabile di un impero che per giorni si trasforma in una regione arretrata con pianti pubblici e isterici per una donna mai conosciuta. Londra viene bloccata per ore da un funerale che segue l’etichetta Windsor e che costringe Elisabetta II ad abbassare il capo al passaggio del feretro di una donna da lei sempre meno amata. Una sconfitta? No, il gesto di una grande sovrana che riconosce il modo per riprendere in mano la fiducia del suo popolo. Auguri, Sua Maestà.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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