Mea culpa

Disintossicata. E come è stato facile uscirne poi. Riassumiamo, quest’estate tornata casa dal lavoro, mentre mangiavo, mi incollavo davanti alla tv per guardare, con una certa soddisfazione per giunta, una roba che con i toni suadenti di oggi si chiama serie tv. Ambientata a Istambul, ma soprattutto con un figaccione di dimensioni epiche come protagonista. E questo ha avuto un ruolo fondamentale per mantenere alta la mia fascinazione estiva, va detto. Anche se, ogni giorno, quando lo vedevo comparire sulla scena due punti di domanda mi si disegnavano sulla faccia perché diciamo che se le sue qualità estetiche non le potevo mettere in discussione anzi, il suo modo di vestire al contrario era sintonizzato sull’asse contraria dei miei gusti. Camicie sbottonate fino a metà torace, collane e collanine lunghe a toccare la cintola, polsi ricoperti di bracciali con perle e perline, pantaloni infilati dentro stivaletti malmessi, uno che nella vita di tutti i giorni mi provocherebbero quanto meno l’orticaria. Ma, metti che fosse perché lui malgrado il pacchetto orrido che lo avvolgeva restava un figo di grande categoria, metti perché ovviamente di mezzo c’era una bella storia d’amore da cui era impossibile sopravvivere immuni, eccomi tutti i pomeriggi davanti alla tv. Ma non da sola evidentemente, perché gli ascolti sono stati così alti da convincere la rete a cambiarne la programmazione, la serie tv turca è passata da quotidiana a settimanale, non più pomeridiana ma serale. Promozione completa per quel gran figo quindi a cui tocca il debutto in prima serata, quella roba che comincia quasi alle 22.00 però, l’ora in cui io sono stesa a letto da un bel po’ e se non dormo di già è solo per un bel caso. E così prima puntata ovviamente persa. E nel frattempo passa una settimana senza quel figo da vedere tutti i giorni ma bene aggiungere: nessuna nostalgia. Finché succede che ieri pomeriggio, e pure senza troppo entusiasmo, decido di guardare su una piattaforma online quel serale mai visto e… la noia. Perché è noto che quando manca uno studio adeguato del plot mezz’ora la reggi, 50 minuti no, anche se il protagonista è quel figo che è. Resta il fatto che io le ho tutte le colpe per il tempo perduto e la droga ingurgitata: al di là di ogni fatto un uomo con la camicia aperta oltre il primo bottone è quantomeno indecente, quindi non può essere troppo diverso per la serie tv che interpreta. Arrivarci prima, testona.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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