Era una notte del 1976

Oggi, ora di pranzo più o meno, l’istinto, o chissà che, mi fa alzare gli occhi verso l’alto, guardo le lampade e si muovono per un tempo troppo lungo, continuo, che non accenna a fermarsi. La terra sta tremando, e molto, e da qualche parte non troppo lontana da me. Terremoto infatti, in Croazia, a Zagabria, 6.3 scala Richter, percepito in Friuli Venezia Giulia, Veneto, lungo tutto l’Adriatico, Bosnia, Serbia, Austria, Germania, Repubblica Ceca e altro credo. È il 6 maggio del 1976, ho quattro anni e sono a letto, vengo svegliata all’improvviso da mio papà, mi prende in braccio con un impeto che non gli riconosco, urla al resto della famiglia qualcosa che non afferro, mi porta fuori insieme a loro, alzo la testa e vedo tutto che si muove ma in un modo che non mi diverte anche se sono bambina. E poi ricordo tutta quella gente in strada, non chiedo perché lo stiamo facendo insieme a loro, e di notte poi – che ne sono io che sono solo le 21.00 -, forse mi riaddormento subito eppure quella serata così strana non l’ho mai dimenticata, è il mio ricordo più remoto, quello nel quale non avevo capito cosa stava accadendo, quello in cui Friuli, Udine e Gemona avrebbero preso significato qualche anno dopo, ma tensione e nervosismo disegnato sul volto di tutti questo sì è ben impresso nella mia testa. Come la parola terremoto. Quando cominciarono le elementari la mia maestra spiegò che la città dove abitavamo noi, al mare, poggiata sulla sabbia, apparteneva a una zona a basso rischio sismico, le scosse si sentono – ci disse – ma il terreno ne attutisce le vibrazioni mettendoci in salvo. Ricordai la notte di pochi anni prima e tirai un sospiro di sollievo. Mi interessa poco o niente se gli studi di geologia da quando ho finito le elementari io sono andati avanti di quasi quattro decenni aggiungendo caratteri diversi alla sismologia, le parole della mia maestra per me restano d’oro, le uniche vere da non mettere in discussione. Anche se stamattina per la paura mi è scesa una lacrima.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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