Fatto. Il richiamo anti Covid intendo e proprio ieri poi ad un anno dalla prima presa d’atto che il mondo stava cambiando. Avevo più paura questa volta rispetto alla prima, i colleghi che ci erano passati prima di me non si erano risparmiati i lamenti paragonadolo a una piaga d’Egitto che nella migliore delle ipotesi provocava febbre alta e dolore di traccia altissima. Per ora io non posso lamentarmene troppo invece, un po’ di male al braccio dove mi hanno iniettato il vaccino questo sì e pure nell’altro – per solidarietà mi ha detto un’amica, facendomi ridere tantissimo – ma poi ieri pomeriggio niente attacchi di calore improvvisi che l’altra volta mi avevano accompagnata fino a sera, forse nell’insieme qualche fastidio in più alla muscolatura compensati però da una bella dormita stanotte che non fa mai male. È troppo presto per cantare vittoria? Vale la regola dispensata dai virologhi da bar secondo cui sono proprio gli effetti collaterali a comprovare l’efficacia del vaccino? Non sono più una bambina e quindi il mio fisico è addestrato meglio di uno più giovane a difendersi? Sarà come sarà ma so di aver concluso un percorso fondamentale, tra i pochi in Italia oltretutto e questo non senza provare qualche senso di colpa nei confronti di chi rimane in attesa del suo legittimo momento senza nemmeno sapere per quanto.
Operazione finale
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela