Ieri sul lavoro è stata una giornata di quelle impossibili da sopportare, di quelle che capitano per carità, lo so, esiste una percentuale di momenti del genere da mettere in conto, roba nota, inclusa in ogni contratto anzi, ma quando accade è pesante lo stesso. Però ieri mi sono sentita vinta e il problema torna sempre lì, al punto di partenza, alla sclerosi multipla che mi rende tanto piccola di fronte a ogni problema. Sarei semplicemente scappata via ieri, due ore prima della fine, per la voglia di non sentire più gli stessi discorsi, di dare sempre le stesse risposte o di trovare sempre conclusioni adatte a risolvere seccature nuove con l’ansia crescente di non riuscire a farcela. Forse sono solo stanca e la sclerosi multipla non c’entra niente o solo in modo marginale, bisogno di ferie? Credo di sì. Anche perché i due colleghi con i quali mi alterno alla stessa scrivania – senza anticiparmi niente, pensa che bello – ad aprile si faranno alternativamente decine di giorni a casa e quello che resta del mese me lo sono trovata attaccato sulle mie giornate di lavoro con ore di lavoro in più e pochissime giornate di riposo. Le chiederò a maggio le ferie, ne ho bisogno e magari nel frattempo il Covid avrà fatto un passetto indietro. Chi non lo farà sarà la sclerosi multipla ma sarebbe già sufficiente se lo facesse quell’idea feroce di inadeguatezza davanti a tutto che si sta prendendo troppo spazio dentro me.
Sempre lei che vince
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela