Non le manca mai il coraggio

Aspettavo da tempo di leggere il romanzo di Francesca Mannocchi, la giornalista de L’Espresso che proprio sulle pagine del settimanale per il quale scrive aveva raccontato, con tempi e modi che mi avevano colpita moltissimo, di avere la sclerosi multipla. Poche settimane fa per Einaudi è uscito il suo Bianco è il colore del danno. Sulla risonanza magnetica cerebrospinale, l’esame che noi malati facciamo periodicamente per controllare i movimenti che la sm scrive dentro il nostro sistema nervoso, vengono fotografate le alterazioni della sostanza bianca e i conseguenti danni sulla mielina, tutto quello che segnala lo stato avanzamenti lavori della malattia insomma, le infiammazioni e tutta quella roba che in vent’anni di storia, ormai in sedia a rotelle da tempo, sono ancora capace di temere come una pistola puntata alla fronte. Titolo perfetto quindi, autrice anche, visto che la copia di quell’Espresso è ancora ben custodita nei miei cassetti. Con questo libro in mano però, pagina dopo pagina mi sono scostata dal racconto quasi subito. Proprio la Mannocchi non mi è piaciuta, l’analisi che ha fatto, le considerazioni, quel filo di cattiveria che fa uscire e che non rivolge alla sclerosi multipla ma a tutti quelli a cui non è capitata in sorte. No, che non mi è piaciuta, né lei né la sua scrittura, un italiano banale se non addirittura scadente. Che i malati non fossero tutti uguali lo sapevo fin troppo bene, basta vivere in una sala d’attesa per capirlo: chi cerca il dialogo lanciando il lazo verso il primo sguardo che si alza, chi si lamenta per gli inevitabili ritardi chi, come me, tiene gli occhi fissi in basso rimandando l’idea del provate a parlarmi se ci riuscite. Sono stati i contorni di quanto ha scritto la Mannocchi a non piacermi per niente, con tutti quei perché a me sì e a te no, io che sono così brava a scrivere di guerra e che vado in Asia a fare l’inviata, era più giusto capitasse a un semplice impiegatuccio, fino a quell’insopportabile e ripetuto: è stata la gravidanza a svegliare la sclerosi multipla, me lo hanno detto i neurologi, capita, capita spesso, starei bene adesso se non fossi rimasta incinta. In più di un momento avrei tirato il libro al muro inchiodando anche lei per la sua cattiveria e l’egoismo. Salvo solo una riga su 200 pagine: “Fatti avanti se hai coraggio. Non le manca mai il coraggio”. Ma solo perché è l’unica verità che ha detto sulla sclerosi multipla che condivido.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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