Penso a questi ragazzini che non vanno a scuola a regime stabile da un anno e mezzo e mi intristisco, per la caduta dei loro rapporti sociali con amichetti che vedono a tratti e spesso solo coi social ma soprattutto per le conseguenze che avrà questo aspetto negato della loro vita. Perché la scuola è imparare italiano o matematica dai libri ma è anche sentirsi attaccare addosso l’analisi della società che si vive. Oltre al Covid cosa resterà loro di questo periodo? Mi hanno contestato dicendo che altre generazioni sono state ben più penalizzate: quando c’era la guerra per esempio. Vero verissimo, ma c’era anche una situazione politica accesa e impossibile da non percepire in modo netto, c’era chi stava sotto un balcone o chi tra i rovi delle montagne e quindi lo spirito che respiravano anche i più piccoli era ben aperto, non era ridotto solo a una lezione in DAD o poco più. Ma del Covid cosa si sente e cosa resterà? Oltre a dover stare a casa e indossare la mascherina cosa porteranno con loro una volta cresciuti questi nostri ragazzini? Avevo quattro anni quando il Friuli crollò a terra sotto le scosse di un terremoto gravissimo. Due anni dopo entrata in classe per la prima volta fu la mia preziosa maestra, la Mariucci, a spiegare a noi piccoletti cosa era successo, con parole che per quanto cruente illustravano quello che un sisma può provocare e quindi che se lei lo avesse ordinato avremmo dovuto correre sotto il nostro banco. Fu sempre lei nella primavera del 1978 a dare voce a quello che stava succedendo di grave nel Paese con il rapimento di Aldo Moro: eravamo una classe di bambini di 6 anni e la nostra vita veniva sconvolta da tg a senso unico, con immagini di spari, sangue e notizie quasi incomprensibili da capire finite poi con le foto di un cadavere tutto nero dentro un’auto rossa. Con tranquillità e dolcezza la maestra ci disse di non avere paura di farle tutte le domande che volevamo perché oltre a mamma e papà c’era anche lei a fornire risposte. Qualche tempo dopo morì un papa dopo 33 giorni dall’elezione, fu brava a dirci che non era stato avvelenato come si diceva da qualche parte in tv. Fino ad arrivare a quel maggio dell’81, un altro papa, un’auto bianca che corre troppo veloce in piazza San Pietro, deve trasportalo all’ospedale, la sua veste è sporca di sangue. E ancora una volta è lei a mettere in campo la verità della cronaca che poi diventerà storia, la maestra del resto rappresenta l’istituzione, quella che in classe spiega cosa sta succedendo anche fuori dai libri che si studiano. La chiusura delle scuole, il poco tempo dedicato allo studio, la piattezza dell’informazione soffocata dal Covid non gioca certo a favore di questa giovane generazione. Perché la scuola oltre a libri, lezioni, interrogazioni, voti e compiti è il contatto con i fatti di tutti i giorni e sono proprio certe spiegazioni della maestra a farti crescere imparando che mantenersi informati significa diventare cittadini consapevoli. Il Covid potrebbe essersi mangiato anche questo.
Grazie, Mariucci
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela