In questi giorni è morto causa Covid lo zio di due cari amici. In un modo improvviso e velocissimo, mica roba nuova per carità, la stessa raccontata fin troppe volte da giornali e tg, ma quando la respiri vicino alla tua pelle la sensazione cambia e di grosso. È stato un ricovero di soli pochi giorni e non è nemmeno passato dalla terapia intensiva, così, non sembrava necessaria forse, un tampone positivo e dritto in ospedale senza nemmeno il tempo di salutare nessuno dei propri cari, fino alla morte. Lo sappiamo che il Covid fa così, dopo quasi due anni è cosa drammaticamente nota che però almeno io credevo non dico si fosse bloccata ma almeno rimessa sotto guardia, quasi in una fase di controllo. So che il Covid esiste, ho fatto tre vaccini e mille e più mille tamponi, non transigo a nessuna regola fin da quei primi mesi di Covid, quando ancora era Coronavirus. Ho tutto in testa, come tutti. La grande paura, composta da immagini secche, dure, inimmaginabili. I cortei di mezzi militari in uscita da Bergamo per trasportare le bare delle vittimi fuori dalle mura perché non c’è più posto per loro nei cimiteri della città, il Papa che prega, da solo, in piazza San Pietro, sotto la poggia, con le sirene delle ambulanze a fare da sottofondo, il livello Rt che cresce e non si ferma. Come adesso quindi, punto e a capo, nulla é cambiato, malgrado le speranze, di nuovo qui, il Veneto per Natale diventerà giallo e poi chissà cosa accadrà, intanto è morto lo zio di due miei cari amici.