
Ieri ne ho compiuti 50 di anni, ahimè. E di mattina poi causa catena rotazione dei turni ho pure lavorato, accidenti. Finalmente a casa, dopo aver mangiato, proprio mentre cominciavo a evadere la posta dei tanti wapp ricevuti mi vedo rientrare, all’improvviso, mio fratello che mi alza in fretta dal divano, mi fa indossare uno dei miei cappotti multi strato, una sciarpa fin troppo lunga e mi accompagna giù, in giardino, con una scusa davvero poco credibile, ma si sa, sono un pesce che abbocca anche all’amo meno appetitoso e infatti non l’ho capito cosa stesse accadendo. Arrivata giù la prima cosa che vedo, a un paio di metri di distanza da me, è un gruppetto di persone che parlano tra loro, chiedo a mio fratello se sono lì per me, nessuna risposta. Hanno in mano fiaccolette luminose, palloncini colorati con un grosso 50 bello gonfio, non riconosco ancora nessuno di loro, non capisco, mentre mi avvicino cominciano le note di Storie di tutti i giorni, Riccardo Fogli, 1982, la prima canzone entrata nella hit delle mie preferite quando di anni ne avevo molti ma molti meno di oggi, cavolo, sono amici miei allora, solo loro possono sapere quanto mi piace questa canzone, certo che sono amici miei, ma quali? C’è nebbia, li guardo, fa freddo sono imbacuccati con piumini e berretti, mi do questa come scusa, ma loro ridono tanto, hanno ragione, sono vecchia ecco cos’è, ecco perché brancolo ancora nel buio. Riconosco Federica per prima, volto storico tra i miei amici, sempre accanto io e lei, abbiamo condiviso tutto insieme, il bello e quei tratti brutti, spesso tremendi, che ci hanno travolte, accanto a lei c’è Gloria, stessa definizione, mica si può sbagliare, solo che con lei io faccio mancanze clamorose, lei no, mai e poi mai senza far pesare mai nessuna delle mie assenze, poi c’è Adriano, il compagno di Fede e meno male che c’è lui accanto a lei adesso, storia lunga da raccontare. Mi giro a sinistra e cavolo, finalmente la riconosco, è Donatella, la mia compagna di banco al liceo, la giovinezza tra le dita, le nostre cotte molto più belle da ricordare dei compiti di greco, la dolcezza di un sorriso che non le manca mai e poi suo marito Giorgio, l’uomo che merita, quadrato, intelligente, capace di renderla felice e quindi per me impossibile da non rispettare e voler bene; non manca nemmeno Enrico, direttamente dal liceo anche lui, quanti discorsi tutti insieme nelle nostre serate collettive con pizza e chiacchiere per raccontare il presente, la politica, l’oggi che domani sarà storia, i libri, il cinema con lui a fare da magister di ogni conversazione per la sua capacità di aggiungere contenuti e quell’ironia che punge ma sa anche aprire risate indimenticabili e poi Ilaria, la sua compagna di vita che infatti non poteva che essere una donna intelligente, capace di entrare nel nostro gruppo fin da subito con quel ventaglio di qualità che le è stato riconosciuto subito. Tutti lì per me ieri, sotto la nebbia del nordest che certo non si fa amare, congelati da un freddo umido e acuto, morsi da timori del Covid, lì solo per dirmi buon compleanno. No, non sono storie di tutti i giorni queste, sono storie di giorni speciali. Grazie.
PS. Finita qui? Non li conoscete allora. Oggi il campanello ha suonato di nuovo. Erano Federica e Gloria, a nome di tutti mi hanno portato quello che hanno chiamato “dono”, ho aperto – rigorosamente sulle note di Storie di tutti i giorni – dentro una copia delle Lettere di Niccolò Machiavelli pubblicate nel 1767 a Firenze dalla stamperia Granducale. Machiavelli le scrisse tra il 1502 e 1506 durante la sua carica di segretario della Repubblica di Firenze indirizzandole a Cesare Borgia prima e Giulio II poi. To be continued.