Quando presi la decisione di aprire questo blog fu come un fulmine veloce che mi attraversò la mente e aveva tutto il sapore di una consolazione che mi volevo dare. Ben confusa da un periodo molto difficile composto da una sedia a rotelle appena arrivata, un licenziamento feroce e senza merito piombatami addosso, un cospicuo credito di denaro da parte dei miei ex capi che avevano scoperto il loro vero volto macabro e maligno mi trovai nuda e spoglia. Un blog pensai, ecco come riempire il mio tempo, scrivere mi dissi, di me, di altro, di noi, di voi. Lo dissi a pochi amici, per timore e per vergogna di giudizi e di pareri. Tra i pochi a cui lo dissi ci fu Enrico, compagno di banco al liceo, amico da sempre, stimato protagonista delle mie migliori discussioni. Una mattina di quell’estate venne a trovarmi, andammo a fare colazione nella pasticceria sotto casa mia e parlammo insieme per ore del mio blog appena nato. Mi fece una serie di complimenti che per me avevano il sapore del puro piacere fino a quando puntualizzò un dettaglio su cui ebbi modo di scavare una profonda riflessione. Il blog che hai aperto, mi disse, ha imboccato una precisa direzione che tocca un argomento centrale della tua vita la sclerosi multipla, ma dà valore anche alle tue passioni, alle valutazioni che fai, ai libri che leggi, a te nel profondo. Però ti do un consiglio lascia fuori la politica dalle tue righe. Sgranai gli occhi. Anche quei ragionamenti fanno parte di ciò che sono gli dissi. Credimi so di che parlo, rispose Enrico, il confronto politico sa essere feroce anche se si muove su termini lievi come quelli che conduci tu. Lo ascoltai fidandomi della sua esperienza professionale e del suo affetto per me. Ogni ragionamento del genere, per quanto ben fisso nel mio vissuto privato, su queste pagine venne bandito. E si arriva alla giornata di ieri. Alla fine del governo Draghi. Le mie dita che tremano sulla tastiera. Eppure anche oggi più che mai ti ascolto Enrico, prometto. E mi limito a dire che ieri, complice una giornata a casa dal lavoro, ho guardato tutto il lunghissimo speciale che Mentana ha dedicato all’argomento ma non vado oltre. Dico solo che nello spazio informativo ho notato anche due o tre cosette che mi hanno ben irritato e che con la politica hanno niente a che vedere ma con il buon giornalismo – che ieri era fondamentale – invece tutto. Mi riferisco proprio a Mentana che insieme ai suoi ospiti, tra un ragionamento e l’altro favoriva citazioni in latino, senza l’accortezza di tradurle e anzi annuendo con la testa scambiando con loro veloci sguardi di intesa. Sinceramente fastidiosi. Perché il pubblico che sta seguendo un programma di informazione, in una giornata dai margini tanto impegnativi da capire come quelli di ieri – questo lo posso dire vero Enrico? – ha il diritto di seguire un lavoro giornalistico ben condotto e non una sfida tra saputi-saputelli. Con tutta la stima che provo per Mentana.
Con tutta la stima che provo
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela