E settembre, il mio mese preferito, mi è passato tra le dita senza quasi sapere dove sono andate le giornate. E venerdì 23 comincerà l’autunno, la stagione più bella che ci sia secondo me, e se la data sembra non tornare è per quella storia della precessione degli Equinozi che non chiedetemi cosa sia di preciso perché so solo che per una questione astronomica di anno in anno varia il principio dei miei tre mesi del cuore. Ma nella mia testa però l’inizio dell’autunno per quanto amato ha il difetto di portarsi in spalla una fine troppo veloce quella che in pochi mesi trasporta dentro l’inverno e butta in mezzo al vortice creato dal Solstizio di dicembre, buio e freddo come piace a me certo ma, accidenti a lui, capace di cambiare il volto già da inizio gennaio quando le giornate diventano più lunghe e più luminose. Il fatto è che i due mesi successivi a Natale siano i più freddi dell’anno è un dato positivo per i miei gusti ma in troppa rapida sequenza poi si arriva a marzo che si porta appresso l’altro Equinozio con la primavera che non dà fastidio questo no, anzi direi piacere perché di suo sarebbe anche una bella stagione, se non fosse che poi dietro l’angolo si affaccia lei: l’estate. Il Solstizio del mio dramma, quello che disegna la stagione dai tratti infiniti, sempre più infuocati, pesanti, caldi, afosi, pieni di un’umidità che picchia come un bastone insopportabile ogni giorno, ogni notte sulla testa, sul corpo, sulle ossa, sempre presente a mostrare i suoi pugni violenti contro la mia sclerosi multipla. Maledizione a me che mi sono persa quasi del tutto l’amatissimo settembre e non ho goduto a fondo del piacere del mio mese preferito. Qui mi fermo dico basta ché devo smettere di fare la lamentosa a oltranza, non posso mica compiangermi di tutto insomma. Parliamo di cose serie: benvenuto autunno, dammi tutta la gioia e la freschezza delle temperature incoraggianti di cui sei capace.