Ieri mentre ero al lavoro, una delle poche colleghe con cui ho legato un po’ di più, approfittando di un momento di reciproca libertà, mi si è avvicinata chiedendomi perché ero così cambiata, cosa mi aveva portata a stare distante da tutti, sola, ha continuato, priva della forza indubitabile che dimostravo quando mi aveva conosciuta, sclerosi multipla o meno. Hai perso entusiasmo ha aggiunto, quello contagioso e sorridente che avevi addosso. Ho fatto un salto sulla sedia – lo so che fa che fa ridere, ma tant’è – e le ho detto che no, no che non sono cambiata, certo il tempo del Covid mi ha colpita come un po’ a tutti ma mi sembra di essere sempre la stessa, in linea di massima almeno. No, ha detto ancora, no che non è vero, fino a poco fa trasferivi voglia di vivere, di farcela con luce e colore e vaffa sm. Sei diversa, Cinzia, ti sei chiusa e si vede, stai sprecando il tuo bene, torna com’eri, il meglio che ti serve parte da te, dovevo dirtelo, scusa se mi sono permessa. Mi ha inchiodata, mi sono messa a pensare: che le mie amiche carissime possano arrivare a dirmi queste parole è naturale, è il loro grande segno d’amore, quello che sento disegnato sulla mia pelle, eppure dal Covid in poi, con un a scusa oppure l’altra, le ho messe all’angolo, invece loro non mi hanno mai mollata, sempre e ancora qui anzi ad assecondare i miei umori balzani. Mai lasciata andare, e mai vuol dire mai all’ennesima potenza, accettando tutto, i no, le scortesie, i discorsi anche un po’ senza ragione che ho fatto e detto in questi tre anni dentro i quali mi sono nascosta sa il cielo perché. Però se questa nuova collega che mi passa di fronte nemmeno troppo spesso a un certo punto ha rovesciato le carte che tenevo ben coperte per paura ma anche egoismo ho dovuto fermarmi e riflettere di più. E sono arrivata a un grosso punto di arrivo che mi ha fatto capire che ho approfittato dell’immenso bene che mi circonda, quello che comunque non si è mai messo da parte mi ha aiutata sempre, con parole dolci, lanciando piccole proposte sul piatto senza mai forzare la mano, anzi sempre con la delicatezza di un sorriso che si faceva sentire con modi lievi. Cinzia, ora riapri le braccia e torna a combattere, non sei sola e lo sai. Tutt’altro. E beata te. E grazie.
Non mi sembrava, eppure, e grazie
Published by
Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela