Sicuramente l’ho già scritto da qualche parte in queste pagine che per oltre vent’anni ho lavorato in un posto dove si facevano giornali. Free press erano, mica sai che roba. Si raccontava di quello che accadeva sul litorale di Jesolo, dai concerti importanti che pure c’erano, alle feste popolari che fiorivano in gran numero. Vent’anni e oltre che si sono conclusi con un licenziamento e una causa legale per ricevere stipendi mancanti più TFR, non male direi come storia lavorativa. Ma poi la pagina si è girata, i soldi sono tornati in cassa, la mia, i rapporti di amicizia quelli veri nati tra quelle scrivanie sono ancora qui accanto a me, oggi ho un altro lavoro, quindi cosa fatta capo a. A parte il primo anno in cui dovevo controllare l’andamento della pubblicità che compariva su quelle pagine per misurare i tempi di reingresso dei miei soldi sanciti dalla vittoria legale ottenuta, non l’ho più preso in mano quel giornaletto. Con sufficienza direi, per certo mancato interesse, per generale assenza di stima e fiducia nei confronti dei protagonisti della nuova redazione, il tutto affogato dentro un pastume di mancata nostalgia. L’altro ieri mi è capitato in mano quel giornale ma non l’ho scostato con la consueta sufficienza, ho cominciato a sfogliarlo sapendo di avere una competenza in più rispetto a quella della semplice lettrice – ci ho scritto per troppi anni per non avercela – e l’ho trovato mgliorato e di molto, privo della noia con cui la vecchia squadra di lavoro di cui facevo parte l’aveva soffocato. Volevamo di meglio anche noi, ma come fare di fronte a quel senso di soffocamento con cui avevamo scelto di lavorare? Annichiliti dentro quei toni pomposi che chiamavamo Comitati di Redazione costruiti attorno a un calendario di riunioni settimanali che cominciavano a dicembre di un anno e si ripetevano ogni settimana fino al dicembre dell’anno dopo sempre uguali, sempre più inutili? Tocca dirlo, il risultato di oggi potevamo raggiugerlo noi. Anzi no, con vera supponenza lo dico: visto chi eravamo e i talenti che la maggior parte di noi aveva ce l’avremmo fatta noi e fatta meglio.
Un lavoro fa
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela