Insomma è andata così. L’altra settimana sono lì dietro alla mia scrivania, passa la direttrice che ha terminato il turno, la saluto, mi saluta e la vedo rientrare, mi dice che ogni volta che va via nel guardarmi ancora al lavoro mentre lei è pronta per rientrare a casa si sente in colpa, vieni nel mio ufficio, dice, ne discutiamo. Mi solleva un velo a cui non avevo nemmeno pensato, trovare una soluzione per calmierare le mie ansie? Mi chiede che genere di soluzione propongo, si accorge che ci sono troppi dettagli sporgenti che mi gravitano attorno senza che io mi lamenti. Già dico, e parlo del principale, acconsente, stiamo cercando una soluzione sostiene, e per te, chiede? Hai mai pensato a te, a qualcosa che potrebbe sgravare il ritmo. Passati tre giorni, dopo un rapido colloquio nemmeno richiesto ma favorito da lei, sto firmando un nuovo contratto che riduce il mio orario settimanale rimodulandolo da 25 a 20 ore settimanali. Meno soldi certo, ma più serenità che mi sento disegnata già addosso. Non sono la stessa dell’8 febbraio disegnata sul mio cartellino di assunzione quando cominciai a lavorare lì, in mezzo c’è stato il Covid, tanti passaggi, paure, chiusure dell’umore, smarrimenti e le solite cadute in basso causa sclerosi multipla ovvio che sì. Ho ancora voglia di esserci al lavoro ma nello stesso tempo mantengo lo sguardo fisso sui miei limiti con una consapevolezza che sale di giorno in giorno rendendomi fragile sempre di più. Di fisico certo ma anche di mente, che sia vero oppure no,
Batti un cinque
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela