Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale…

…e ora che non ci sei più è il vuoto a ogni gradino. Il 27 marzo è morto mio papà, così all’improvviso, circa un mese dopo la diagnosi di un cancro che avrebbe potuto trascinarlo dentro un vero incubo di sofferenza troppo lungo per essere retto. Da lui soprattutto. Da noi. la sua famiglia, in seconda battuta. Sembrava sereno ci ripetiamo. Gli ulimì tre giorni meno ma sempre pronto a preoccuparsi per me e per mia mamma, il grande pensiero che lo aveva avvolto prima di andarsene, sapeva quanto era importante per noi. Ha affidato tutto a Luca, mio fratello, e infatti oggi glielo si legge in faccia, nella fatica disegnata in volto, ma papà deve averglielo chiesto con forza – fai tu per favore, mi fido, hanno bisogno. E ora mi sento in colpa, per tutto, per non aver capito fino in fondo papà, per essere stata così distante da lui, critica, spesso poco rispettosa, pur sapendo quanto fosse una colonna portante nella mia vita, quanto per lui anche solo un mio sorriso svagato potesse bastare, lo stesso che troppe volte soffocavo invece, sa il cielo perché. L’ho ringraziato la sera prima della sua morte per tutto quello che mi dato e detto ma chissà se mi ha sentita. Poche ore dopo se n’è andato.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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