Alfredo Rampi e il resto del 1981

Ieri sera in tv c’era poco da vedere, come capita spesso, ma siccome durante la giornata avevo bevuto due caffè neanche sonno mi veniva, allora ho cercato qua e là e mi sono fermata su una serie Netflix, il racconto della storia di Alfredo Rampi, il bimbo che nel 1981 nel Lazio in località Vermicino morì dopo essere caduto dentro un pozzo artesiano. La ricordo quella vicenda perché fermò il Paese in un modo innaturale per quei tempi. Anni fa ho letto Marco Mancassola che nel suo Non saremo confusi per sempre offre lo spunto per una riflessione su un caso di cronaca nato, secondo la sua interpretazione, con la precisa intenzione di accendere un’attenzione inedita. La notizia arrivò, infatti, sulle redazioni dei tg che stavano curando l’impaginato dell’edizione delle 13.00 mentre si barcamenavano per mettere insieme pezzi potenti come una probabile crisi del Governo Spadolini, il primo Presidente non democristiano d’Italia, la confessione del brigatista rosso Roberto Peci e l’ancora indicibile scoperta dei primi nomi degli affiliati alla Loggia massonica P2 segnalata per il probabile colpo di stato che avrebbe potuto mettere in atto. La vicenda di quel bambino sembrava perfetta per dare aria ai tg, per stringere gli altri spazi, per rassicurare il Paese inducendolo a seguirne la storia dal momento che sembrava un fatto di cronaca prossimo a volgere al meglio come segnalavano le corrispondenze locali. La storia di Alfredo Rampi invece prese una strada diversa, sovrastò tutto facendo rimanere l’Italia attaccata al video in attesa di poterne salutare la salvezza. Si mise in moto un meccanismo di informazione irragionevole che anche io, pur bambina, ricordo: lunghissimi, per quanto giustificati, tentativi di salvarlo, telecamere sempre accese e conseguenti trasmissioni tv in onda senza sosta, auto di gente curiosa che raggiungeva Vermicino per osservare da vicino la situazione, addirittura camper da fiera che vendevano panini per un pubblico evidentemente convinto di partecipare a una festa. Il Presidente Pertini che arriva per parlare con Alfredo contribuendo ad accendere altri sciocchi riflettori. Mi chiedo  la ragione che ha portato alla produzione di questa serie, fra l’altro non proprio un capolavoro, se i famigliari sono stati d’accordo con la sua messa in onda visto che ricordo bene come anni fa si erano opposti con forza alla decisione di un quotidiano nazionale di allegare alle copie in vendita i video che raccontavano quelle giornate trasmesse dalle tv. Per valore di storia: il premier Spadolini rimase in carica fino all’agosto del 1981, Roberto Peci fu ucciso a Roma poco dopo, alla fine di quell’anno, dopo una parentesi d’indagine molto lunga, venne istituita una commissione parlamentare d’inchiesta che rivelò i nomi degli affiliati alla P2. Alfredo Rampi morì il 13 giugno 1981.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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