Care ragazze, cari ragazzi – IV

L’altra sera guardavo un film, non ne cito il titolo non ne vale la pena, non si tratta di un capolavoro – nel senso che ce ne sono mille di decisamente migliori e che meritano di essere visti, quindi tengo tutto per me, titolo, attori, regista e il resto – a ogni buon conto ho scelto di parlarvene per la battuta che lo apre. È il ricordo dell’ultimo anno di liceo, vecchi compagni di banco che si incontrano e con i quali anche dopo decenni dalla Maturità i rapporti sono rimasti vivi e luminosi. Proprio così. Il film comincia con uno scambio di considerazioni e con il ricordo di quello che si è in quella splendida parentesi di vita che è la gioventù e che va goduta fino in fondo accanto a quegli amici che tali rimarranno senza se e senza per sempre. A questo punto chiedo, volete che parli di me? Della mia di giovinezza? Degli amici che mi stavano attorno ieri così come oggi? Va bene, mi butto avanti e svelo un po’ di più di quello che sono a distanza dalla mia di Maturità. Nel 2000, poco dopo dalla fine del Liceo e una serie di controlli medici venni ricoverata nel reparto Neurologia del Policlinico ospedaliero di Padova che mi diagnosticò la sclerosi multipla, se non sapete che malattia è meglio così vuol dire non conoscete nessuno che ne è affetto, dico solo che non è una bella cosa e che in quel momento della vita non ero per niente felice, ma non sola e questo rese tutto un po’ più facile. Avevo la mia splendida famiglia accanto ma non solo, anche una flotta di amici da non poter dimenticare. Gloria, che viveva a Padova perché studiava lì, veniva a trovarmi tutti i giorni, dalla mattina alla sera per farmi compagnia e asciugare qualcuna delle mie lacrime oppure per ridere con me di quello che ci passava per la testa. La mattina mi portava brioche e cappuccino e poi tornava con pizzette e patatine fritte, caramelle, gelati. Fino al giorno dopo quando ricominciava con le sue coccole golose. E poi non è mai mancata la mia amica Federica con le sue parole, la sua presenza continua, pronta e calda, fatta di affetto e comprensione, Donatella, la fidata compagna di banco del liceo, con i suoi abbracci dolci e sinceri, Enrico, il capofila dei grandi dibattiti che ci hanno fatti crescere con il pensiero, Marina, il faro del mio Liceo, piena di quei talenti che avrei dovuto seguire di più, non ultimi i colleghi del lavoro a partire da Romina, Fabiana, Elettra, Michela, Graziana, Simona. Piccola precisazione: colleghi? No, amici autentici. E via su questa strada, perché ci sono tanti altri nomi da raccontare, Alessandra, Sara, Laura che anche solo dopo un cenno del mio capo corrono per stringermi la mano e dirmi “sono qui per te”. Finita qui? No, di certo no, la mia splendida classe di liceo presente anche solo con una parola quando ne ho avuto più bisogno, come di recente, con Grazia, Claudia, Sabrina, Francesco, Massimo, Deborah. Capito ragazze, ragazzi? Costruite fin da subito attorno a voi quel valore che si chiama amicizia e che si fonda non solo sul ricevere ma anche sul dare. Così crescerete, vi girerete a destra e a sinistra e non ci sarà mai uno spazio vuoto, per accogliere ma anche per dare. E credetemi non sono stata più sfortunata di altri per la malattia che mi porto in groppa, purtroppo è la vita a essere un po’ accidentata ma con gli amici attorno si affronta tutto e tanto si vince. Non dimenticate però che i buoni amici ci sono per voi ma anche voi dovete esserci per loro perché è come se tutto girasse dentro un grande cerchio che si chiude con una stretta di mano forte, sicura e ricca di amore. Che non deve mancare mai.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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