Spritz on the beach

Ieri sera dovevo andare a uno spettacolo di teatro organizzato nel parco dietro casa mia e allestito da Luca – Fizzo il gran Maestro delle migliori notti di Jesolo. Mi aveva riservato un posto un prima fila ma il caldo di questi giorni che assale a legnate i denti della mia cara sclerosi multipla mi ha costretta a dire: scusa, passo la mano, sto a casa con l’aria condizionata. Eccola, nominata di nuovo, Sua Maestà la regina tra le stronze, mi annoio pure io a trovarla sempre in mezzo alle righe che scrivo. Diciamo allora che non sono andata, troppa afa, ma per tutti, mica solo per me, è luglio in fondo, non nevica mi sembra ovvio, resta il fatto che lo devo dire: scusa Fizzo se ti ho creato problemi eri sera. Quando eravamo giovani dove c’era lui a fare festa si correva tutti, quante idee ha messo in campo, quante serate di puro, assoluto, anche un po’ idiota se vogliamo, ma sempre pieno divertimento. Terrazza Mare Teatro Bar era la sua creatura, un locale nato così, forse per caso ma anche no, dietro c’era la sua regia che a me personalmente ha regalato momenti che non posso dimenticare, anche semplici, da giovani è così in fondo ma so che la sera, prima di uscire, non c’era da decidere nulla, dove andare lo si sapeva, l’unica cosa certa era andare lì e poi quello che sarebbe successo lo avremmo scoperto momento dopo momento. Prendi lo spritz per esempio. Qui in Veneto è roba nota da sempre, si dice siano stati gli austriaci a inventarlo quando arrivarono a fine Ottocento, il nostro vino li faceva ubriacare, allora lo allungarono con l’acqua frizzante ma poi il timone tornò in mano a noi e, poco alla volta, al vino venne aggiunto un liquore rosso a bassa gradazione: ecco a voi lo spritz, aperitivo popolare, quello del dopo lavoro, da bere prima di tornare a casa per la cena. Fino all’arrivo del Fizzo che lo trasformò in un aperitivo dedicato a noi ragazzi che salivamo dalla spiaggia, che ci si preparava per la serata e che ai tavoli del Terrazza lo prendevamo mentre si guardava il mare che era lì davanti alle sue finestre. Ieri mattina avevo mandato un wapp a Susanna, amica di quei tempi e con cui ho trascorso un numero imprecisato di serate proprio al Terrazza. Mi aveva scritto nei giorni scorsi, aveva saputo del mio papà e aveva usato delle belle parole per lui. Saranno vent’anni o forse più che non ci si vede, le ragioni? Boh. Le colpe se le addossa tutte lei “Non credo sia questo – le ho detto io – o comunque non lo so, eravamo tanto bambine travolte da eventi potenti o chissà cosa”.  E ieri mattina le ho proposto di venire dal Fizzo, mi andava di farlo, lei però non poteva e mi sembrava dispiaciuta, ma alla fine è andata meglio così, io non ci sono andata e allora si sarebbe riaperto un cerchio difficile da far ruotare. Ci sarà altro tempo per questo. Qualunque altra cosa.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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