Li vogliamo felici, vero Jenny?

Prendi due famiglie, un pianerottolo condiviso, una vita fatta di tante storie passate insieme, figli, risate ma anche lacrime soffocate perché troppo pesanti da gestire, piccoli viaggi comuni, pizze in compagnia, aiuti reciproci che non sono mai mancati, poi traslochi, altre case, un po’ di lontananza fino ad arrivare a oggi che si ritrova attorno a un punto di arrivo simile e pieno di un dolore che riporta tutti di nuovo sopra lo stesso pianerottolo. Questo è accaduto seguendo le rette di due morti rapide, inattese, fin troppo uguali; due mariti, due papà andati via a poco più di un mese di distanza. Ecco cosa è successo: alla mia famiglia, alla famiglia della signora Ida, di Simonetta e di Jenny con una sofferenza che porta a guardarci in faccia per tentare di capire come dare uno straccio di significato a tutto, per ritrovarci, prenderci per mano e chiedere come sia stato possibile il tanto che ci è crollato addosso. Adesso si tratta di riuscire a intendere fino in fondo se possa convivere il carico della lacrima con il sapore della risata quando pensiamo possa farci sentire meno soli. Noi due, le famiglie di quello stesso pianerottolo, nel momento in cui i nostri mariti e i nostri papà ci hanno salutati abbiamo cercato un modo tutto nostro per camminarci accanto e andare oltre. Riaprendo le porte delle nostre case siamo andati alla ricerca di una soluzione in cui lacrime e ricordi ci spingessero avanti non senza mettere da parte risate e momenti da assaporare insieme, quelli che abbracciano e rendono più leggeri rispetto a un dolore che non smette di colpire forte e senza pausa. E così capita sempre che assieme, tra attimi che ricordano quel pianerottolo di decenni fa, dopo una battuta di spirito seguita o preceduta da una lacrima noi ci si chieda se i nostri papà – che solo dio sa quanto mancano – siano insieme adesso, se ci stanno guardando, se siano soddisfatti di saperci qui a parlare di loro e se questi nostri ricordi siano anche i loro e quindi, come noi, stiano ridendo tra loro perché noi è così che li vogliamo, solo felici.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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