Ieri pomeriggio è passata a trovarmi la mia amica Romina. È entrata in casa, per non sporcare si è tolta le scarpe sistemandole nell’angolo dell’ingresso, mi ha ricoperta di baci e carezze mettendo sul tavolo un pacchetto di biscotti molto più che deliziosi e così ha preso corpo il nostro tanto atteso momento di chiacchiere, racconti e voglia di stare insieme. Romina è una ex collega di lavoro: abbiamo vissuto insieme tanto, condividendo molti spazi, risate e pure discussioni – mica siamo due sante -, ma soprattutto desiderio, potente, di esserci l’una per l’altra. Non lavoriamo più insieme da un buon numero di anni eppure adesso siamo ancora qui. E chi avrebbe potuto dirlo per come era cominciata. Ci stavamo cortesemente sulle palle. Io me ne assumo gran parte della responsabilità se è per questo. Diciamo allora che non è facile spartire gli stessi spazi di lavoro così, all’improvviso, soprattutto senza la mediazione intelligente di un capo che ha voglia di far funzionare con sapienza un ufficio. Visto come sono abile a girare la torta, Romina? Ma le svolte, se sono destinate a esserci, arrivano per fortuna. Una cena aziendale, per esempio, quelle risate furbe e comuni che nascono anche senza volerlo, fino a che, passo dopo passo, scatta tra noi quella sghignazzata in più che porta al giorno dopo, a un altro ancora mentre il clima si distende attorno a una chiacchiera che porta all’altra. Fino a che io sento il bisogno che certe parole tra noi due diventino una verità che mi pesa dentro. Ricordo ancora la mattina in cui davanti alle nostre scrivanie le dissi che le dovevo parlare, una cosa importante, continuai. Ci scostammo dai computer, presi tempo, ma prima di dire le mie parole le imposi che nulla avrebbe dovuto cambiare i suoi modi nei miei confronti, lavoriamo insieme, continuai, nel caso di discussioni devi sentirti libera di mandarmi a quel paese, proseguii, non voglio pietà per nulla. Mentre parlavo lo sguardo di Romina si metteva sulla scia di un punto di domanda sempre più grande. “Ho la sclerosi multipla”. Lo dissi con tono fermo ma carico di paura, mista di rabbia. Ci abbracciammo piangendo entrambe. No che non nacque lì la nostra amicizia, quello fu solo uno scambio importante per me e che sugellava un sentimento che già esisteva. E che è ancora qui.
Amicizia e biscotti
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela