È morta la mia maestra delle scuole elementari e in questo anno carico di dolore immenso si è aggiunto un nuovo addio importante. Lei mi ha insegnato a leggere e a scrivere mettendo insieme il valore della bella pagina e del bel significato, mica solo il dato di tecnico di come si fa e di come si deve. Lo ricordo quel primo giorno di scuola accompagnata da mio papà, guarda un po’ te, e il suo entusiasmo perché solo lì aveva saputo che la mia maestra sarebbe stata proprio lei, tra le più brave, le più apprezzate, le più ambite. E poi l’ingresso in aula, forse l’appello, non ricordo bene, di certo l’inizio di qualche piccolo disegno alla lavagna, le famose cornicette, e poi magari già quel giorno la presentazione della prima lettera dell’alfabeto, perché ricordo i componenti di una classe intera che alzavano la mano per dire la prima parola che veniva loro in mente e che cominciava con la lettera A. E via con albero, anatra, albicocca, asino, arancio e chissà che altro mentre la maestra annuiva. Io zitta non parlavo, paura di sbagliare? Poche idee, ben confuse? Timidezza? Forse, finché mi esce la voce e mi fa dire “aradio”, stramaledetto veneto dei miei stivali. La maestra non mi corregge, chissà che pensa di me ma forse c’è bisogno di tempo per inquadrare tutto, è probabile che ci sia bisogno anche di passare da quello sciatto errore per sistemare la strada e lei lo sa. Poco alla volta si impara a leggere, a scrivere, a far di conto, le tabelline – con davvero minima abilità da parte mia – fino al giorno in cui in classe lei ci legge un brano de I Promessi Sposi, addirittura. Per dire quanto era brava: “Scendeva dalla soglia di uno di quegli usci…”, la morte di Cecilia, la mamma che depone la piccola figlia annientata dalla peste, e che lei ha vestito di bianco, sopra il carro dei monatti. Un brano potente che mi fece piegare la testa per nascondermi mentre mi scendeva una lacrima. Ma la maestra Mariucci se ne accorge lo stesso e mi carezza la testa. Ecco quanto le devo, le mie passioni, ciò che sono, il piacere per leggere, scrivere è merito suo, a lei, che quel primo giorno di scuola nemmeno intese umiliarmi correggendo il mio “aradio”. Grazie di tutto maestra.
Grazie, maestra
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela