Il modo di parlare la lingua italiana si è riempito di sostantivi che mi accendono di fastidio. Non mi piacciono e per mille e una ragione. Tutto è cominciato anni fa, lavoravo in un ufficio e credo che a farmelo notare sia stato il capo di allora. Il giorno in cui compiva gli anni il suo telefono si riempiva di wapp, tutti uguali, che recitavano, come un coro storpiato, un viaggio composto dalla parola Auguroni. Per giunta associata da una sequenza di emoticon anche questi di fatto sovrapponibili tra loro. Lui, bella penna, girava tra le scrivanie bofonchiando la qualunque, il tutto con termini poco favorevoli e per niente pieni di contentezza. Da allora, ad ogni suo compleanno, da parte mia tutto si risolveva con un sonante Auguroni, bello e vivace sperando che nel momento in cui riceveva il mio wapp la sua risposta si caricasse di nervosismo anche se in gran parte ilare, visto il suo carattere. Poi gli anni sono passati e io ho scoperto anche in me qualche sintomo simile al suo, quella certa difficoltà nell’accettare il valore del nuovo parlare comune. Quando il Covid ci travolse e la sensazione dominante fu quella di un barcollare comune da destra a sinistra in cerca di qualche valida direzione ogni forma di resistenza, a partire dalla stampa, divenne all’improvviso Resilienza. Ohi, ohi, ohi. Che fastidio. Per il Covid ovvio ma anche per questo sostantivo salito agli albori del successo senza un perché plausibile. E poi si va avanti ancora: che dire di Ciaone, altra parola di gran moda che mi fa venire l’orticaria mentre trafigge la nostra lingua che cambia. Sono I giovani che stanno carburando un nuovo italiano con un lessico nuovo. Loro fanno il loro certo ma non con Ciaone che è parte del dialogo di noi adulti, quelli che trent’anni si sono formati leggendo I Promessi Sposi, non so e mi spiego. Da non credere proprio. Poi arriva Avvocata, e il lavoro che porta alla forzata femminilizzazione di un sacco di sostantivi maschili perché sembra che altrimenti la donna perda valore professionale rispetto a quello dell’uomo. Mah, in cambio di parole dal suono oggettivamente brutto. Ministra, assessora, architettata, chirurga. Mi si dice che negando questi sostantivi si sminuisce il ruolo che la donna ha sui banchi del lavoro. E aggiungendo l’articolo femminile al sostantivo maschile la si trova una soluzione? La sindaco, la avvocato, la ministro, la assessore, la architetto, la chirurgo. Una via questa che non mi fa inorridire. Ci può stare?
Resilienza, Ciaone, Avvocata
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela