Congiuntivi, coordinate e subordinate e via così

Poco tempo fa ho beccato su un canale tv del digitale nientemeno che Dallas. Piano, piano, un attimo, non la città, non un documentario sul Texas, no, proprio il telefilm che entrò nelle nostre tv negli anni Ottanta, autentica testimonianza che qualche cosa stava cambiando. Eh sì. Era finito l’esclusivo dominio Rai mentre si faceva largo la televisione di Berlusconi che portò nelle nostre case Dallas, la prima pagina di un nuovo linguaggio televisivo. Io, che ero poco più che una bambina, lo guardavo ogni settimana, andava in onda di martedì, su Canale 5, cominciava alle 20.25, orario che serviva ad allontanare il pubblico dalla visione del TG1 cinque minuti prima che finisse. Una scelta studiata per condurre gli spettatori su una nuova rete che aveva bisogno di un pubblico pronto a vederne il palinsesto anche subendo le frequenti pause di pubblicità che interrompevano sistematicamente la messa in onda dei suoi programmi. Mi innamorai fin da subito di Dallas anche se mi chiedo come mai i miei genitori, così fedeli alle buone maniere, me lo facessero guardare, pieno com’era di trame composte di bugie, corna e nessun rispetto per l’educazione. Anche il loro entusiasmo per la novità superava tutto. Lo si vedeva insieme, in soggiorno, tra divano e poltrona, io con la testa poggiata sulla spalla di mamma che poco prima della sigla -“come grande ma come è grande l’America”– arrivava col vassoio che portava il caffè per lei e per papà sedendosi subito dopo. Da poco c’era la tv a colori ma anche i cambiamenti della programmazione che i canali privati si erano portati appresso introducendo un filone del tutto inedito. Ora, per curiosità, ho rivisto qualche puntata di Dallas tanto da riconoscere i segni del nuovo che negli anni Ottanta gli Stati Uniti avevano importato nele nostre tv. Mi sono domandata perché in Italia, che all’epoca racchiudeva caratteri lineari e puliti, questa novità rappresentata dalle puntate di Dallas avesse avuto fin da subito tanto successo. Forse perché in tutti noi  prevaleva il desiderio di uscire dal decennio degli anni di piombo per entrare in un disegno inedito composto di ragionamenti mai conosciuti prima e utili per alleggerire il pensiero. Se però devo aggiungere un dettaglio lo faccio. I dialoghi di Dallas erano pessimi. E poi tradotti in modo molto più che scadente, quello che ignora congiuntivi, coordinate e subordinate un minimo decenti, così  come molto altro ancora. Avevamo bisogno di trovare una nuova leggerezza, forse, di racconti moderni, magari. Ma anche quelle trame, composte di nulla, meritavano almeno un italiano valido.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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